Serve cooperazione per la scuola del «noi»

Pare che il ministro Valditara voglia cambiar pelle alla scuola, ma nelle sue indicazioni si trascurano ancora i compiti educativi
Studenti tra i banchi di scuola Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Studenti tra i banchi di scuola Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
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La scuola ha bisogno di cambiar pelle e pare che il ministro Valditara sia intenzionato ad andare in questa direzione. Ma le novità contenute nelle sue nuove indicazioni sembrano guardare più indietro che avanti. E non per l’introduzione opzionale del latino o per l’invito a tornare all’apprendimento a memoria delle poesie, che possono essere indicazioni utili, ma perché ancora una volta si trascurano i compiti educativi della scuola.

La scuola di oggi e gli insegnanti devono occuparsi sempre più di bambini e adolescenti che manifestano ansia, necessità di attenzione e desiderio di visibilità mentre aumentano, sollecitati anche dagli adulti di riferimento, l’individualismo e la competizione invece dell’empatia e dell’attenzione al «tu» e all’altro, della solidarietà, che è anche compito formativo della scuola.

Lo studio della letteratura e della storia servono come strumento d’incontro, apertura sulla realtà, finestra che consente l’avvicinamento agli altri, a chi è diverso e la pensa in modo differente. Discipline, ma non le sole, che dovrebbero essere sempre una sorta di laboratorio dove sviluppare la discussione, il confronto e non solo dove apprendere in modo autoreferenziale e narcisistico chi siamo o siamo stati nel passato.

A scuola poi, la competizione continua ad essere uno strumento formativo che produce non poca tensione e stress e aumenta aggressività e oppositività capaci di inquinare le relazioni. Mancano invece nei luoghi scolastici, gli spazi per educare al lavoro comune e alla collaborazione, dove esercitare l’ascolto di se stessi e degli altri. E pensare che oggi le realtà operative che incontreranno le nuove generazioni, si sviluppano già in modo prevalente nei teams dove il confronto è generativo e creativo.

Nella nostra scuola al massimo e dopo anni di insistente sollecitazione, ci affidiamo a quei pochi momenti laboratoriali che la psicologia scolastica propone come educazione all’affettività, utili ma non esaustivi. Resta invece carente in tutti i progetti di riforma, l’educazione alla cooperazione che dovrebbe attraversare ogni disciplina ed essere sviluppato dagli insegnanti stessi come una normale prassi educativa. Le nuove generazioni hanno un acuto bisogno di imparare il confronto e la mediazione delle idee, far emergere il dubbio e non le certezze fittizie dei social. Hanno la necessità di imparare a gestire il proprio pensiero connesso inevitabilmente al mondo delle emozioni. Hanno l’urgenza di apprendere a comunicare in modo efficace, che vuol dire saper prima ascoltare e poi parlare senza offendere, o anche scontrarsi ma con rispetto e gentilezza.

Tutto questo si chiama apprendimento cooperativo e dovrebbe essere in testa alle riforme della scuola. La cooperazione è metodo di lavoro in gruppo che promuove la crescita insieme e lo sviluppo di una intelligenza non come patrimonio solamente individuale. Cooperare cioè «operare con», educa a trovare soluzioni insieme agli altri aiuta a ridurre la competitività e sottolinea l’interdipendenza utile dei ruoli, l’uguaglianza delle possibilità di successo per tutti. Serve per ridurre il conflitto e scoprire l’importanza delle mediazioni, riduce la rigidità del pensiero e aumenta la capacità di adattamento. Punta a valorizzare il «noi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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