Cina, Congresso del Popolo: crescita al 5% e sfida ai dazi Usa

Pechino punta su autosufficienza e investimenti per rilanciare l'economia. Xi Jinping avverte: «Raggiungere gli obiettivi non sarà facile»
Il presidente cinese Xi Jinping - Ansa © www.giornaledibrescia.it
Il presidente cinese Xi Jinping - Ansa © www.giornaledibrescia.it
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Come ogni anno in questo periodo, i quasi 3.000 delegati delle province, dei ministeri, dell’Esercito Popolare di Liberazione, delle organizzazioni del partito e dei vari gruppi che rappresentano lavoratori e altre categorie, si sono ritrovati a Pechino per l’apertura dei lavori del Congresso Nazionale del Popolo.

Il loro ruolo è eminentemente cerimoniale, poiché l’organo non ha un reale potere decisionale in ambito legislativo: le votazioni sono solitamente unanime o quasi, servendo a formalizzare decisioni già prese dai leader del Partito Comunista a porte chiuse. Ciò nonostante, il Congresso rappresenta un’opportunità rara per scrutare le priorità e gli obiettivi del governo centrale, e i rapporti e i discorsi pronunciati durante l’evento possono fornire indicazioni sulla futura direzione della politica governativa.

All’apertura dei lavori, il premier cinese Li Qiang ha presentato il suo annuale Rapporto di Lavoro, una sorta di verifica della salute economica e fiscale del paese, che ha confermato come l’obiettivo di crescita del 2025 ricalcherà sostanzialmente quello dell’anno precedente, fissandolo a «circa il 5%». «Raggiungere gli obiettivi di quest’anno non sarà facile e dovremo fare sforzi ardui per conseguirli», ha avvertito Li davanti ai quadri stipati nell’immenso Palazzo del Popolo.

Il fatto che non ci sarebbero stati grandi cambiamenti era comunque ipotizzabile, dal momento che questo Congresso segue il terzo plenum del Partito Comunista Cinese, tenutosi a luglio scorso, in cui erano stati delineati gli obiettivi a lungo termine, e cioè rafforzare il capitalismo di Stato, contrastare il contenimento imposto dagli Stati Uniti, stimolare l’innovazione e consolidare la fedeltà a Xi Jinping. Poiché il Congresso è un organo statale e quindi subordinato al vertice del Partito, drastici cambiamenti di rotta non rientrano nel suo mandato. Tuttavia, l’intransigenza del Congresso sottolinea la capacità di Pechino di ignorare le difficoltà a breve termine a favore di obiettivi di lungo periodo. Ma, se da un lato è improbabile che in occasione del Congresso vengano annunciate decisioni politiche clamorose, il susseguirsi di discorsi e rapporti chiarirà meglio quanto già sappiamo circa la strategia di Pechino, e cioè la necessità di incentivare i consumi ed espandere la domanda interna, così come stabilizzare il mercato immobiliare in difficoltà, attrarre investimenti esteri e promuovere l’autosufficienza delle catene di approvvigionamento.

Per quanto riguarda i dazi statunitensi, la Cina oggi gode del vantaggio dell’esperienza maturata durante il primo mandato di Trump e sta adottando un approccio meno intransigente. Negli scorsi giorni, Trump ha imposto dazi per un ulteriore 10% su tutte le importazioni cinesi, oltre al 10% iniziale introdotto il 4 febbraio. In risposta, Pechino ha annunciato dazi del 15% sulle importazioni di pollo, grano, mais e cotone americani, nonché del 10% su soia, carne di maiale, manzo, prodotti ittici, frutta, verdura e latticini.

La risposta di Pechino finora è stata quindi quella di rispondere colpo su colpo, ma senza enfatizzare troppo la questione, probabilmente con l’aspettativa che entrare in una disputa senza frontiere peggiorerebbe la situazione. Quanto a lungo potrà durare questa compostezza rappresenta una grande incognita. Nel suo discorso davanti al Congresso statunitense - iniziato pochi minuti dopo il Rapporto di Lavoro di Li-Trump ha ribadito di voler imporre dazi reciproci su ampia scala a partire dal 2 aprile. Di conseguenza, l’impegno di lunga data di Xi per la conquista dell’autosufficienza appare sempre più lungimirante. Il 17 febbraio, il presidente cinese ha riunito alcune delle figure più importanti del settore tecnologico in un incontro attentamente orchestrato, in cui li ha esortati a «mostrare il loro talento» e contribuire alla crescita del Paese. Ciò segna una netta inversione di rotta rispetto alla pesante repressione normativa di quattro anni fa e riflette la preoccupazione della leadership del Partito Comunista per il rallentamento della crescita economica a fronte degli sforzi americani di ostacolare l’accesso della Cina alle tecnologie trasformative. In risposta alle già ricordate difficoltà, l’incontro ha dimostrato che fosse necessario un gesto di alto profilo per mostrare che Xi è seriamente intenzionato a rimettere in carreggiata l’economia.

Effettivamente, gli sforzi per raggiungere l’autosufficienza – precedentemente sanciti da politiche controverse come il «Made in China 2025» – sembrano dare i loro frutti, visti i recenti progressi tecnologici. Tra questi, un netto miglioramento nella resa dei chip semiconduttori più recenti di Huawei e il clamore attorno alla piattaforma cinese di intelligenza artificiale generativa DeepSeek, entrambi fattori che hanno contribuito a un’impennata del mercato azionario che ha aggiunto circa 4.000 miliardi di dollari ai mercati in Cina e Hong Kong. Tuttavia, sostenere questo mercato rialzista e migliorare più in generale le prospettive economiche della Cina dipenderà in ultima analisi dall’aumento del consumo interno, che continua a rimanere indietro. Il problema su cui è necessario interrogarsi è se ciò sia dovuto semplicemente alla scarsa fiducia dei consumatori o a problemi strutturali radicati.

Il Rapporto di Lavoro di Li ha sottolineato l’importanza di attrarre investimenti stranieri, rafforzare la sicurezza alimentare, sbloccare la creatività delle «industrie del futuro» e investire 100 miliardi di dollari in nuovi progetti infrastrutturali. Inoltre, la Cina emetterà 1,3 trilioni di RMB (180 miliardi di dollari) in obbligazioni speciali a lunghissimo termine, oltre a 4,4 trilioni di yuan (600 miliardi di dollari) in obbligazioni speciali per il governo locale, per compensare gli effetti negativi del calo delle entrate fiscali e della crisi delle vendite di terreni. Ma gli analisti dubitano che queste misure affrontino in modo diretto e adeguato le ragioni sottostanti del consumo stagnante: l’ansia pubblica per i profitti futuri in un’economia stagnante e il calo del valore degli immobili, che rappresentano il principale deposito di ricchezza per le famiglie cinesi. Di conseguenza, l’enfasi di Xi sulla «lotta» senza un’adeguata analisi delle cause delle difficoltà potrebbe preannunciare ulteriori sofferenze in futuro.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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