Opinioni

Chiamati per chi sei

Annalisa Strada
Apparteniamo soltanto a chi sa chiamarci con il nome giusto, quello che arriva preciso, senza bisogno di spiegazioni
Diamo un nomignolo solo a chi amiamo davvero
Diamo un nomignolo solo a chi amiamo davvero
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Marco Antonio si chiama così, con i due nomi staccati, per via della nonna che non voleva che si dicesse del nipote «che marcantonio!», espressione che una volta indicava una persona imponente. Non voleva che lo prendessero in giro. Da piccolo percepiva quei due nomi separati come una scocciatura: dover firmare con entrambi, presentarsi con tutti e due, ecc. Poi ha iniziato ad andare alle superiori: a scuola tutti lo chiamavano per cognome e i compagni avevano scelto che «Marco» bastava. Seguono varie peripezie di vita in cui Marco resta sempre e solo Marco.

Poi cresce, cambia giri e gli viene l’idea di farsi chiamare Antonio. E tale è per tutti nel nuovo sistema di relazioni. Quello vecchio però sussiste: per qualcuno è Marco e per qualcuno è Antonio. Non una doppia personalità, ma una compresenza. I due sistemi si conoscono, si sfiorano ma – e qui sta la particolarità – non si mescolano. Come se le frequentazioni di Marco e quelle di Antonio non avessero nulla da condividere. Quando ho saputo questa storia sono stata sospettosa quanto immagino voi ora. Ma non ho trovato sotterfugi o nascondimenti.

Quindi, mentre ci pensavo mi sono resa conto che nella vita di molti di noi ci sono insiemi di conoscenze che non condividiamo con la famiglia o gli amici più recenti. Per dire, è probabile che la maggior parte di voi conservi contatti con compagni di classe delle elementari e abbia ancora rapporti col vicino di banco di medie o superiori. È probabile anche che queste persone siano note ai vostri coniugi e figli, ma che voi li frequentiate da soli: il vostro legame è nato in un’epoca diversa e si è radicato in un momento che non è replicabile.

È persino plausibile che chi vi conosce ora non capisca come possiate aver a che fare coi vostri vecchi amici e viceversa. Marco Antonio è solo uno che ha un nome per ciascun tempo della sua vita e chissà, magari un giorno diventerà entrambi i nomi insieme.

La sua storia è un po’ come quella di Michelina: ha avuto in sorte un nome diminutivo, per un certo periodo di tempo congruente a lei e che quindi insisteva che fosse pronunciato per intero, fino a che le è sembrato di percepire una discrepanza eccessiva e ha deciso di essere Lina per tutti.

Ci ridisegniamo tutti di continuo, come bozze con la matita morbida: ogni volta un tratto in più, uno in meno. Cambiare nome allora diventa una dichiarazione di stato civile con se stessi. Del resto, non diamo forse un nomignolo solo a chi amiamo davvero, per renderlo irripetibile? E allo stesso modo, noi apparteniamo soltanto a chi sa chiamarci con il nome giusto, quello che arriva preciso, senza bisogno di spiegazioni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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