L’Unione europea assomiglia alle idee di Luigi Einaudi

I commenti alle parole della premier Giorgia Meloni sul Manifesto di Ventotene si sono schierati sulla linea del «contesto».
È rimproverata per non aver tenuto conto del momento storico (1941) nel quale Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, l’avevano steso.
I confinati dal regime di Mussolini scorsero la via per superare gli autoritarismi del nazionalsocialismo e del fascismo: una federazione tra gli Stati europei. In larga misura, ma non tutta, fu costruita sugli scritti di Luigi Einaudi portati a Ventotene dalla moglie di Rossi. Questi, in una dedica, datata 1944, a Einaudi (o meglio, a Junius, il suo pseudonimo) di un dattiloscritto del Manifesto scrive «A Junius, che nel 1918, ha seminato in Italia, le prime idee federaliste, per la quali oggi combattiamo».
Una nota del Manifesto cita proprio quell’articolo: «Il dogma della sovranità limitata e l’idea della Società delle Nazioni». Nel 1984 Spinelli scrisse: «Scovammo un volume di Luigi Einaudi…aveva proposto una reale federazione che unisse, sotto l’impero di una legge comune i popoli usciti dal bagno di sangue… quelle pagine non erano state scritte invano, poiché cominciavano a fruttificare nelle nostre menti». Più oltre ammette: «Mi sono spesso chiesto cosa abbiamo apportato di originale nel Manifesto. Non dicevamo cose nuove… quando presentavamo l’idea della federazione. Altri l’avevano già fatto meglio di noi». Chi questi altri fossero è implicito.
Le idee di Einaudi fruttificarono nelle prime due parti del Manifesto: sovranità assoluta, superamento degli Stati nazionali, inutilità della Società delle Nazioni, esercito europeo, politica estera comune, fine delle autarchie. Nella terza parte, «Politica Marxista e Politica Federale», vi è un fondamento del federalismo liberale einaudiano, «un libero mercato europeo». Qui terminano le contaminazioni einaudiane, o se vogliano, l’influenza del liberal-socialista Rossi, allievo di Einaudi.
Nel seguito del Manifesto troviamo le genuine idee di Spinelli, marxista, come si desume dal titolo, ancorché comunista ribelle. Scrive: «La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista» guidata dal partito rivoluzionario: «Durante la crisi rivoluzionaria, spetta a questo movimento organizzare e dirigere le forze progressiste», cui va il compito di governare la federazione europea, «Attraverso questa dittatura del partito rivoluzionario si forma il nuovo stato, e intorno ad esso la nuova vera democrazia».
In cosa consiste? In sintesi, il partito rivoluzionario, attraverso un’opera di propaganda da affidare a chi veramente crede nella rivoluzione europea, non a chi è semplicemente contro i totalitarismi, dovrà portare a «una progressiva comprensione ed accettazione da parte di tutti del nuovo ordine».
Nel dibattito alla Camera qualcuno ha sostenuto come nel Manifesto si ritrovi anche la nostra Costituzione. A proposito di Costituzioni Spinelli scrive: i democratici «auspicano la fine delle dittature… Il coronamento dei loro sogni è un’assemblea costituente, eletta col più esteso suffragio e col più scrupoloso rispetto del diritto degli elettori, la quale decida che costituzione debba darsi. Se il popolo è immaturo, se ne darà una cattiva; ma correggerla si potrà solo mediante una costante opera di convinzione». Come dire prima bisogna educare il popolo al socialismo, poi si potrà avere una buona Costituzione.
Spinelli, coerentemente con le sue idee, causa del suo confino, dunque formatesi prima e non durante, propone una federazione di stampo socialista. Ma questa non era la sola via. In quegli stessi anni Einaudi, in linea con le sue convinzioni politiche, elaborò un progetto di federazione liberale e democratica, per la quale era prevista la Carta costituzionale, nonché un Parlamentò europeo, la prima non auspicata, il secondo non presente nel Manifesto.
In conclusione, il Manifesto si presenta come un testo profondamente coevo al proprio tempo: nasce dal dramma della guerra e propone un nuovo ordine politico europeo. Al contrario, il saggio di Luigi Einaudi, «I problemi economici della Federazione europea», pur muovendosi nello stesso contesto storico, si distingue per un’impostazione teorica e lungimirante, rendendolo atemporale, capace di parlare all’Europa di oggi e di domani. Per questo l’Ue assomiglia a Einaudi, anziché a Spinelli.
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