Libertà e democrazia, quei valori che uniscono Brescia il 25 aprile

Nella coscienza civile e nella storia della nostra città c’è la radice di un sentimento comune, che va dalle Dieci Giornate fino alla strage di piazza Loggia
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25 aprile: la festa della Liberazione unisce
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È il pomeriggio del 25 aprile 2013. Come sempre, piazza Loggia ospita la cerimonia ufficiale del Comune di Brescia per l’anniversario della Liberazione. Agape Nulli guarda i volti nelle prime file e con l’indice fa segno di no. Alcuni militanti dell’estrema sinistra fischiano e insultano il sindaco forzista Adriano Paroli, che ha appena cominciato il suo intervento. È già capitato negli anni precedenti, il bersaglio è la Giunta di centrodestra. La presidente delle Fiamme Verdi, staffetta partigiana (è mancata nel 2019), è offesa e affranta. Quando prende la parola, Quilleri ammonisce: «Non esistono i tutori esclusivi dei valori della Resistenza, perché essi appartengono a tutti i democratici, al di là dei colori politici. Noi della Resistenza – prosegue – vogliamo lasciare un Paese, una comunità che riconosce il dovere della collaborazione e del confronto».

Il 25 aprile di quattro anni prima era stato il presidente dell’Anpi, il partigiano garibaldino Lino Pedroni, a tuonare contro l’esigua frangia dei contestatori: «Voi non sapete neanche cos’è la libertà».

Valori

Erano gli anni della destra al governo della città, delle polemiche sul ritorno del Bigio, ma Pedroni e Nulli ricordavano a tutti il senso della Resistenza: la democrazia, la libertà, il rispetto. Tre valori che Brescia ha radicato nella sua storia collettiva e per essa nella sua coscienza civile. Il 25 Aprile li riassume. Certamente non è così per tutti, qualcuno li nega, altri si attribuiscono la patente di maestri e dispensano bocciature. Ma sono minoranze. Il 25 Aprile finora ci ha uniti, non divisi. Il pericolo maggiore, forse, è l’indifferenza.

Le Dieci Giornate del marzo 1849, la Resistenza fra il settembre 1943 e l’aprile 1945, la Strage del 28 Maggio 1974 sono tre momenti fondativi della nostra coscienza civile. La lotta contro l’oppressione austriaca, la guerra contro i nazifascisti, il martirio dei militanti antifascisti hanno un filo conduttore: l’anelito dei bresciani alla libertà. Un’eredità trasmessa nel vissuto delle generazioni, consolidata nei comportamenti, nelle scelte, nelle lotte, nei sentimenti. Possono cadere nel buio della storia, ma poi riemergono come un fiume carsico. Accadde anche nei mesi della Resistenza, quando il movimento cattolico democratico, quelli socialcomunista, liberale, azionista presero sulle spalle l’onere di riscattare vent’anni di dittatura.

Brescia è medaglia d’oro del Risorgimento e medaglia d’argento della lotta di Liberazione. Non sono orpelli per gli anniversari, ma il manifesto di una storia civile, politica, sociale, sindacale, culturale. Fatta di sacrifici, sforzi, speranze, delusioni, vittorie e sconfitte. Non a caso il Museo del Risorgimento, inaugurato l’anno scorso in Castello, conclude il suo percorso storico con la Resistenza e il suo frutto ideale, la Costituzione.

Sacrificio

Brescia, con le Fiamme Verdi, le Brigate Garibaldi e le Brigate Matteotti, ha pagato un prezzo altissimo alla riconquista della libertà. «Nella lotta di Liberazione – si legge nel decreto del 3 ottobre 1952 con cui il presidente della Repubblica Luigi Einaudi ci conferiva la medaglia d’argento – la città di Brescia prodigava con generosa larghezza il sangue dei suoi figli migliori e con il fiero e tenace contegno degli abitanti della città e della provincia sosteneva validamente la Resistenza contro l’invasore». Il decreto ricordava i «memorabili e duri scontri combattuti nelle Valli e mirabili fra tutti quelli del Passo del Mortirolo e quelli delle Valli Sabbia e Trompia». Lo stesso sangue versato nella Strage di piazza Loggia superata grazie all’unità democratica.

Ricorre il suo 50esimo: ragione in più per celebrare il 25 aprile insieme, sottolineando ciò che ci unisce. Sapendo che la sfida principale che abbiamo di fronte è saper trasmettere alle giovani generazioni bresciane quella coscienza civile che radica sulla libertà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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