Opinioni

Brasile verso il voto: Lula contro il bolsonarismo

Già iniziata la campagna elettorale per le elezioni presidenziali dell’ottobre 2026: siamo appena all’inizio dello scontro e occorre aspettarsi nuovi colpi di scena
Fabio Gentile

Fabio Gentile

Editorialista

Jair Bolsonaro, ex presidente brasiliano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it
Jair Bolsonaro, ex presidente brasiliano - Foto Ansa © www.giornaledibrescia.it

In Brasile è iniziata già da tempo la lunga e dura campagna elettorale per le elezioni presidenziali dell’ottobre 2026. Ricordiamo che le elezioni del 2022 avevano visto la vittoria di Lula, al suo terzo mandato, con uno scarto minimo contro il presidente uscente Jair Bolsonaro, leader dell’estrema destra brasiliana e del movimento «bolsonarista». Nel frattempo, molti avvenimenti politici hanno segnato i quasi tre anni di mandato presidenziale di Lula.

Innanzitutto, il piano di «Golpe» del gennaio 2023, ordito dallo stesso Bolsonaro, mentre era fuggito negli Usa alla fine di dicembre del 2022, con l’appoggio di settori dell’esercito e della polizia. Nella circostanza, gruppi di «bolsonaristi» avevano invaso i centri della democrazia brasiliana nella capitale amministrativa Brasilia.

Il presidente del Brasile Lula è al suo terzo mandato - Foto Ansa/Epa/Andre Coelho © www.giornaledibrescia.it
Il presidente del Brasile Lula è al suo terzo mandato - Foto Ansa/Epa/Andre Coelho © www.giornaledibrescia.it

Le indagini successive condotte dalla Polizia Federale, su richiesta di Alexandre de Moraes, il Ministro del Supremo Tribunale Federale (STF), hanno evidenziato sulla base di prove robuste il coinvolgimento di Bolsonaro nel tentativo golpista alla democrazia brasiliana. Le gravi accuse di tentativo di abolizione violenta dello stato democratico di diritto, golpe di stato e organizzazione criminale, mosse all’ex presidente si sono tradotte pochi giorni fa nell’obbligo di usare una cavigliera elettronica, e in seguito in un mandato di prigione domiciliare, senza considerare l’ineleggibilità per setti anni, dal 2023 al 2030, votata dal Tribunale Superiore Elettorale (TSE) a seguito dei suoi attacchi al sistema elettorale brasiliano, a suo parere manipolato in occasione delle elezioni del 2022. A completare il quadro la ex deputata bolsonarista Carla Zambelli, fuggita in Italia, è attualmente detenuta a Rebibbia, in attesa di estradizione in Brasile.

Con l’elezione di Trump negli Usa, lo scontro politico brasiliano ha assunto una dimensione internazionale, intrecciandosi con la guerra dei dazi doganali verso circa 3.800 prodotti brasiliani importati (il «tarifaço»), tassati del 50 per cento all’ingresso negli USA. Mentre Lula risponde a muso duro a Trump che «il Brasile va rispettato e che il presidente americano è stato eletto negli Usa e non in Brasile», appare chiaro che i legami tra la famiglia Bolsonaro e Trump stanno avendo un peso rilevante, per stessa ammissione di Eduardo Bolsonaro, il quale in una recente intervista ha dichiarato che, dopo aver rinunciato al mandato di deputato federale, è fuggito negli Usa per articolare le sanzioni Usa contro il Brasile e spingere, con successo, le autorità locali a revocare il visto di ingresso a Alexandre de Moraes e altri ministri del STF.

Jair Bolsonaro si sta giocando tutte le carte in suo possesso. Ha chiesto in più di una circostanza l’amnistia, si è dichiarato prigioniero politico del «dittatore» Alexandre de Moraes, ha infine mobilizzato il movimento bolsonarista nelle principali città brasiliane, con risultati modesti, se confrontati con le grandi manifestazioni della destra negli ultimi anni.

Ma non è tuttavia un fenomeno da sottovalutare. Come si è visto in altri paesi dove la destra, dopo essere andata al potere coagulandosi intorno a una leadership personalista e populista, si è riorganizzata in assenza del suo leader – pensiamo al «berlusconismo» dopo la fine di Berlusconi in Italia –, anche nel caso brasiliano vi sono delle possibilità che i settori moderati del movimento bolsonarista possano riorganizzarsi dopo la fine politica di Bolsonaro per appoggiare un candidato conservatore alle prossime elezioni, ragion per cui Lula sta pensando di candidarsi al quarto mandato per fermare «l’orda dei trogloditi».

Insomma, siamo appena all’inizio dello scontro politico-elettorale e occorre aspettarsi nuovi colpi di scena. Come disse il grande compositore brasiliano Tom Jobim «il Brasile non è un paese per principianti».

Fabio Gentile - Docente di Scienze Politiche, Università federale del Cearà, Fortaleza (Brasile)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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