Bolsonaro e il «contragolpe», ferita aperta per il Brasile

Le accuse all’ex presidente e ad alti ufficiali evocano metodi da dittatura militare
Jair Bolsonaro - Foto Ansa/Epa/Sebastiao Moreira © www.giornaledibrescia.it
Jair Bolsonaro - Foto Ansa/Epa/Sebastiao Moreira © www.giornaledibrescia.it
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Alcuni giorni fa, la polizia federale brasiliana ha reso pubblico un dossier di circa 200 pagine in cui si documenta un piano per assassinare il presidente Lula, il suo vice Geraldo Alckmin e il ministro del Supremo Tribunale Federale, Alexandre de Moraes. L’operazione viene definita nelle carte della Polizia Federale «contragolpe», per richiamare l’ondata di proteste e di manifestazioni popolari, aizzate da Jair Bolsonaro e dall’estrema destra, al grido «la vittoria di Lula è un golpe di Stato» all’indomani della dura disputa elettorale per le presidenziali (ottobre 2022).

Dai documenti della voluminosa indagine emerge che sin dal mese di novembre del 2022 alcuni militari di alto grado, coinvolti a vario titolo nel governo Bolsonaro, avrebbero pianificato l’assassinio delle tre più alte cariche dello Stato brasiliano. Figurano anche altre accuse molto gravi quali organizzazione criminosa e golpista finalizzata ad abbattere lo stato democratico di diritto.

Il piano puntava ad uccidere anche Lula
Il piano puntava ad uccidere anche Lula

Uno degli sviluppi del complotto sarebbe stata l’operazione di stampo terrorista «Copa 2022» con l’obiettivo specifico di sequestrare e uccidere Alexandre de Moraes nel dicembre 2022. Per motivi ancora non chiari, oggetto di ulteriori indagini, i complottisti desistettero quando ormai tutto era pronto. Nel frattempo, nel gennaio del 2023, vi furono gli attacchi del movimento bolsonarista ai centri del potere nella capitale Brasilia. Tra i principali architetti del piano, il generale Mario Fernandes, integrante dei corpi di élite dell’esercito «kids pretos» (giovani che indossano un passamontagna nero) specializzati in guerre non convenzionali, il generale Walter Braga Netto, ex ministro della Difesa del governo Bolsonaro, il tenente colonnello Mauro Cid, ed altri ancora, tutti sotto custodia cautelare.

Dalle intercettazioni della polizia federale e dalle prime deposizioni degli indiziati emerge la centralità dell’ex presidente Bolsonaro, anche egli sotto inchiesta, il quale partecipò a diverse riunioni con i golpisti, e dopo la fuga negli Stati Uniti fu uno dei principali organizzatori degli attacchi del gennaio del 2023. Ricomponendo i fili della fitta trama è possibile quindi parlare di un progetto di golpe di Stato in Brasile nel biennio 2022-2023.

L'assalto a Planalto Palace a Brasilia del 9 gennaio 2023 - Foto Ansa/Epa/Andre Coelho © www.giornaledibrescia.it
L'assalto a Planalto Palace a Brasilia del 9 gennaio 2023 - Foto Ansa/Epa/Andre Coelho © www.giornaledibrescia.it

Alcuni analisti osservano giustamente che è una ferita profonda nella democrazia brasiliana. Il terrorismo come strategia di estrema destra sembrerebbe essere naturalizzato non solo a livello politico, ma soprattutto a livello sociale da ampi settori, i quali si riconoscono normalmente in un progetto di comunità nazionale caratterizzato dalla logica amico/nemico.

I fantasmi della dittatura militare sembrano riaffiorare da un passato che non passa e continua a minacciare la democrazia brasiliana. Va notato anche che l’estrema destra brasiliana riproduce, con delle differenze legate alla sua specificità nazionale, l’ambiguità di molte altre destre estreme, oscillando tra il rispetto formale delle istituzioni quando vanno al potere, e l’eversione terrorista e golpista quando perdono. È uno de tratti peculiari del «bolsonarismo».

*Fabio Gentile - Docente di Scienze Politiche, Università federale del Cearà, Fortaleza (Brasile)

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