Attacco all’Iran: Israele si smarca dagli Stati Uniti

Il delicato bilanciamento dei rapporti di forza del Medio Oriente contemporaneo altro non fa che ribadire l’antica narrazione biblica di Davide e Golia, nella quale – cosa assai nota – il pastore israelita, grazie alla sua fede in Dio, riesce a sconfiggere il gigante filisteo. Ebbene oggi Netanyahu interpreta il giovane armato solo di una fionda e di cinque pietre, mentre il ruolo di Golia sembra essere demandato a Donald Trump, che in questo contesto non sembra più possedere la sua postura assertiva, dominante e tendenzialmente egemonica e soprattutto refrattaria al contraddittorio.
Negli ultimi tempi, infatti, il premier israeliano ha disatteso molte delle aspettative di Washington, tra le quali vi era la fine del confronto con Hamas, ritenendo che prolungare il conflitto potesse ostacolare il buon esito dei negoziati con l’Iran e la normalizzazione dei rapporti con l’Arabia Saudita, impedendo la piena realizzazione degli Accordi di Abramo, che si interruppero proprio a causa dell’attacco terroristico del 7 ottobre 2023. E proprio un’apparente fase di stallo nei colloqui sul nucleare tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica, dovuta essenzialmente al superamento della soglia del 60% di arricchimento dell’uranio in tre diversi siti, come certificato dall’ultimo rapporto dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica del 10 giugno, che ha riportato in auge la minaccia israeliana di attaccare le infrastrutture nucleari iraniane in caso di fallimento del dialogo.

Un elemento propizio questo per Netanyahu, la cui retorica anti-iraniana ha caratterizzato tutti i suoi sei mandati come primo ministro. Sin dalla seconda metà degli anni Novanta il regime degli Ayatollah era considerato una minaccia ideologico-esistenziale per Israele, ma fu soprattutto durante i suoi due mandati successivi (2009-2015), che coincisero con la presidenza Obama e quindi il punto più basso delle relazioni tra i due Paesi, che pose la questione nucleare al centro della sua politica estera. Il momento chiave fu il discorso che tenne all’Assemblea Generale dell’Onu nel 2012, quando con un pennarello rosso tracciò una linea simbolica sul disegno di una bomba in fase avanzata di sviluppo, indicando visivamente il punto oltre il quale Tel Aviv non avrebbe permesso che Teheran potesse arrivare al 90% del processo che avrebbe portato il paese a dotarsi di armi nucleari.
Israele si diceva disposto a fermarlo anche con la forza, se necessario. L’elezione di Trump e il successivo ritiro unilaterale degli Usa dall’accordo sul nucleare nel maggio del 2018 rappresentarono un successo strategico per Israele, che rivendicava in parte la paternità della decisione presa da Washington, ritenendo di essere riuscito a dimostrare come la Repubblica Islamica continuasse nel suo programma di sviluppo di armi non convenzionali. Questo grazie all’Operazione Iran Nuclear Archive, quando nel gennaio dello stesso anno, gli agenti del Mossad in una notte riuscirono a trafugare da un deposito segreto a sud di Teheran 55.000 pagine di documenti contenenti informazioni tecniche sui programmi di sviluppo nucleare militare. Dopo una prima pericolosissima escalation nel 2014 e 2025, che ha visto ben due scontri armati diretti tra Teheran e Tel Aviv, oggi la strategia perseguita da Israele può essere definita difensiva e preventiva, supportata nuovamente da una narrazione «esistenziale», di sopravvivenza.
Israel is currently striking Iran’s capital, Tehran.
— AF Post (@AFpost) June 13, 2025
Follow: @AFpost pic.twitter.com/YzYr0CneRz
Il premier israeliano, politicamente più forte dopo aver evitato la mozione per lo scioglimento della Knesset, assicurandosi così almeno sei mesi di tregua politica in un momento critico per la guerra a Gaza, ha reiterato le dichiarazioni bellicose contro l’Iran minacciando nuovamente l’intervento unilaterale contro le sue infrastrutture nucleari, anche senza il consenso dell’Amministrazione repubblicana. Esattamente quello che è accaduto alle prime ore dell’alba. Il palese indebolimento della «catena di resistenza» guidata da Teheran e che comprendeva Hamas, Hezbollah, gli Houthi yemeniti e le milizie sciite irakene metterebbero al riparo Israele da una serie di ritorsioni provenienti da diverse direttrici. Tuttavia, l’attacco di questa mattina potrebbe provocare quella che Teheran vede come una legittima reazione contro lo stesso Stato ebraico e i suoi alleati, tanto da indurre Washington a evacuare il personale diplomatico da alcuni paesi del Golfo. Sebbene per Teheran appaia diplomaticamente sconveniente attaccare i suoi vicini, proprio ora che sta cercando di ricostruire i rapporti anche economici, per contrastare la sua debolezza ormai strutturale, l’attacco israeliano potrebbe avere effetti devastanti sull’intero assetto dell’area.
Tre gli scenari che si muovono tra il dilemma della deterrenza e il rischio concreto di un’escalation fuori controllo. Il primo contempla una massiccia risposta regionale da parte della Repubblica Islamica e dei suoi proxy, procrastinando la fine del conflitto anche a Gaza e il sacrificio degli ultimi ostaggi. Il secondo prevede l’uscita formale di Teheran dal Trattato di non proliferazione nucleare e l’accelerazione del suo programma atomico in direzione esplicitamente militare. Il terzo, di natura economica, ipotizza una crisi energetica globale innescata dalla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del petrolio mondiale, con conseguente destabilizzazione dei mercati petroliferi e impatti sistemici sull’economia internazionale. Un quarto scenario, previsto dagli analisti vicini al Likud considera Israele capace di distruggere le strutture nucleari iraniane, di concludere la guerra a Gaza e ottenere la normalizzazione con i Paesi arabi. Un quadro utopico, quasi chimerico, sostenuto dalla forza della fede incrollabile, come quella di Davide, contro i molti Golia: non più solo Trump incapace per ora a imporre la propria linea a Netanyahu, ma anche l’Iran in cerca di riscatto politico e l’Arabia Saudita fortemente orientata a stabilizzare la regione in funzione dei propri interessi economici.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@News in 5 minuti
A sera il riassunto della giornata: i fatti principali, le novità per restare aggiornati.
