Opinioni

Ora la sfida di Andy Burnham è rovesciare il «declinismo»

Si tratta dell’idea che il Regno Unito sia inesorabilmente destinato al declino definitivo: il nuovo Primo Ministro laburista vuole sconfiggerla
Lucio Valent

Lucio Valent

Editorialista

Andy Burnham, nuovo Primo Ministro del Regno Unito - Foto Epa/Andy Rain © www.giornaledibrescia.it
Andy Burnham, nuovo Primo Ministro del Regno Unito - Foto Epa/Andy Rain © www.giornaledibrescia.it

Da lunedì scorso, il nuovo leader laburista, Andy Burnham, è subentrato a Keir Starmer che aveva portato il Partito a una vittoria schiacciante alle elezioni politiche del luglio 2024, anche nel ruolo di Primo Ministro. Come è noto, la sostituzione di Starmer con Burnham è dipesa da una evidente perdita di consensi dei laburisti nel paese: lo stesso motivo che ha visto succedersi dal 2016 a oggi ben sette Primi ministri, i conservatori David Cameron, Theresa May, Boris Johnson, Liz Truss, Rishi Sunak; e i laburisti Keir Starmer e, appunto, Andy Burnham.

Un vortice turbinoso di cambi al vertice che mostra una instabilità del sistema politico a cui il Regno Unito, chiamato in dieci anni a quattro elezioni politiche, non era abituato. Di fatto, l’unico puntello inamovibile e garante della stabilità del sistema politico nazionale oltre che dell’unità nazionale, è rimasta la monarchia, che pure ha vissuto momenti difficili a causa dello scandalo e della carcerazione di Andrea Mountbatten-Windsor (anche noto come Principe Andrea, duca di York).

Nel suo discorso di insediamento, il nuovo Primo Ministro laburista ha sottolineato la necessità che i politici alzino il livello della loro progettualità politica, stabilizzando il paese e facendolo funzionare meglio. A tal fine, Burnham ha toccato un tasto utilizzato anche da Margaret Thatcher durante la sua ascesa negli anni ’70: il desiderio di sconfiggere «il declinismo», cioè l’idea che il paese sia inesorabilmente destinato al declino definitivo; e per questo ha spiegato di voler rovesciare il thatcherismo, creando «un nuovo modello politico e un nuovo modello economico». In particolare, ha aggiunto, «dagli anni ’80, la Gran Bretagna ha imboccato alcune strade sbagliate: il potere politico è stato centralizzato, quello economico privatizzato, ampie zone del paese deindustrializzate», provocando in esse povertà ed emarginazione.

La ricetta che Burnham vorrebbe proporre è di rendere la politica «più collaborativa, più orientata alla risoluzione dei problemi che alla ricerca del consenso». Per far questo vuole proporre un piano decennale, che decentralizzi il paese, tolga il potere dalle mani di pochi per ridarlo alle comunità locali, costruisca una nuova economia in cui i beni di prima necessità tornino sotto un maggiore controllo pubblico, rendendoli nuovamente accessibili a tutti, e favorisca la reindustrializzazione grazie ad appalti pubblici che sostengano le fabbriche britanniche. Sul breve, Burnham ha promesso di aiutare i cittadini ad affrontare il costo della vita.

Il taglio delle tasse sull’energia, per esempio, dovrebbe garantire alle famiglie un po’ di respiro sulle bollette e tranquillità per l’inverno. Una riforma del sistema scolastico dovrebbe offrire maggiore aiuto ai più giovani in vista dell’inserimento nella vita lavorativa, al pari dei piani per la salute mentale, per aiutarli a superare le loro fragilità. Inoltre, è stata annunciata la costruzione di più alloggi popolari, per ridurre l’emarginazione anche abitativa. Fornire aiuto alle persone, a giudizio del nuovo leader britannico, aiuterà a ridurre la spesa sociale, poiché investire sul successo delle persone vorrà dire non dover pagare per il loro fallimento.

Questi programmi, si dice, potrebbero essere pagati, almeno in parte, con una tassa patrimoniale sui super-ricchi che potrebbe generare 10 miliardi di sterline all’anno. Denaro che potrebbe essere utilizzato anche per onorare gli impegni presi in materia di difesa con i partner internazionali, statunitensi ed europei. Ed è proprio il continente, forse, lo snodo fondamentale per la politica del nuovo Primo Ministro laburista e del Regno Unito tutto: solo un rinnovato impegno con l’Europa e in Europa potrebbe ridare davvero slancio al paese e alla sua economia, drammaticamente danneggiati dalla Brexit. Nigel Farage ed estremismo populista (in sempre maggiore diffusione nel paese) permettendo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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