Amputazione e stampella

Miranda è una di quelle donne che potrebbero apparire in una commedia hollywoodiana senza nemmeno bisogno di passare al reparto costumi: è composta e compita, adeguatamente elegante in ogni habitat, con la risata impostata sulla giusta frequenza. Ha l’età quasi della pensione di vecchiaia e fa di tutto per non darla a vedere, ma l’anagrafe non mente, tanto meno quella interiore.
Vedova del primo marito, reduce da una convivenza che è stata archiviata come caso irrisolto della vita, Miranda non riesce a vedersi da sola la sera in un appartamento di cui è la sola occupante. Palliativi come cani, gatti o altri animali domestici non sono nel suo alfabeto emotivo. Ha uno circolo di colleghe con cui condivide chiacchiere alla macchinetta del caffè. Il lunedì le pause sono più lunghe, perché il fine settimana di Miranda, da qualche mese, è diventato un momento particolarmente movimentato.
Un giorno, in farmacia incontra un signore che poi rivede al supermercato e che incontra al parchimetro e con cui si ferma a prendere un caffè. La settimana dopo trova un gentiluomo che le chiede informazioni e che ritrova dal fioraio e con cui finisce al tavolino di una pasticceria per una tazza di tè… Proprio come in una serie televisiva, le puntate settimanali vanno in crescendo tra incontri più o meno romantici che capitano nelle cornici delle più spettacolari concatenazioni di eventi.
Il pensiero delle colleghe si divide in tre scuole: Miranda si è ritirata in un mondo immaginifico, Miranda ha una sorte più unica che rara, Miranda sta usando una app di incontri e non lo vuole ammettere. Glielo chiedono. Miranda nega con sdegno la prima e l’ultima ipotesi e avvalora la seconda. Le colleghe abbozzano e la rassicurano visto che, alla fine, un po’ d’affetto è sempre la risposta a tutto.
Poi, in autunno, accade: l’uomo dell’appuntamento è il responsabile di un ufficio che sta al numero civico a fianco. I due si sposano in sei mesi. Ed è lui a dire con candore: «Mi sono affidato ad un algoritmo e mi sarebbe bastato aprire gli occhi quando scendevo alla tavola calda per la pausa pranzo». Miranda sostiene che l’affermazione del marito sia stata fraintesa e che le app di quel genere sono una cosa da ragazzini, non da persone serie.
Nella verità non c’è nulla di scandaloso: cercare qualcuno non è una colpa da nascondere. Il bisogno di compagnia diventa imbarazzante solo in una società che somma solitudini invece di costruire comunità, che ti propina in simultanea l’amputazione emotiva e la stampella di una app.
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