Giovanni ha 72 anni ed è il maggiore dei suoi fratelli. Forse per questo o, più probabilmente, per indole è quello che si è sempre curato di fare da centralina dei rapporti con i parenti. Ormai nell’età per diventare nonno, in mancanza di nipoti propri si dà da fare nel volontariato. Non se la cava male nemmeno come prozio. Poche settimane fa è morta la sua ultima zia. Una signora ormai molto anziana che per tutta la vita era stata la «zia zitella», quella rimasta orgogliosamente signorina, una figura cardine delle famiglie numerose e articolate: satellitare all’apparenza, ma sostanziale fiancheggiatrice di nipoti.
Se non siete dei ragazzini, probabilmente ne avete una anche voi sigillata nei vostri ricordi d’infanzia. Giovanni si offre di svuotarne l’appartamento, mantenuto come la zia l’aveva lasciato andando in Rsa. Più per rispetto della memoria della signora che per la reale possibilità che vi facesse ritorno. Forse anche un po’ per scaramanzia: quel tipo di zia pare sempre dotato di poteri paranormali. Riordinando scova un baule in vimini (anche questo potrebbe aver popolato la vostra infanzia) e dentro una montagna si sacchetti di plastica. E, dentro i sacchetti di plastica, gomitoli di lana raggruppati per tipo e colore. Apri un sacchetto, aprine un altro, vengono a galla momenti sepolti nella seconda metà del secolo scorso: maglioni, golfini, scialli, copertine... tutto il repertorio che può essere concepito dalla testa e fatto dalle mani di chi è nato tra le due guerre e che è tramontato dai costumi nazionali sul finire degli anni Settanta.



