Viaggio nel tempo fino a Bellaria

Alla fine ho ceduto, non ne vado orgoglioso ma è così. Tutti a dirmi: cambia, allarga gli orizzonti, vedi posti nuovi. Un conoscente cosmopolita mi ha detto che per lui in Europa non è vacanza. Mi ha fatto riflettere, e se avesse ragione? Ho quindi deciso di non fare la mia tappa agostana a Viserbella. Sono andato fino a Bellaria.
Mancavo da almeno trent’anni. In questi decenni non è cambiato nulla, proprio nulla. È a suo modo rassicurante, un’immobilità che sa di eternità. I banconi dei bar negli hotel mi hanno commosso fino alle lacrime, le bottiglie di liquori sono ancora le stesse, ho visto una bottiglia di Cynar con l’etichetta che appariva nelle pubblicità di Ernesto Calindri. Vintage, come si usa dire oggi. Ma a Bellaria tutto è vintage. La coda al buffet, che il titolare della pensione (hotel sarebbe troppo) ti descrive come magnifico. E chissà se a forza di dirlo ci crede davvero.
Ci sono ovviamente i risciò, con l’unica modifica che ora hanno la pedalata assistita. Ah, e che affittarli per un pomeriggio costa come un monolocale a Roncadelle. E i pedalò? Quanti ricordi, se prendi anche quello con il risciò arrivi al costo mensile di un trilocale. E l’ombrellone, le sdraio, il gonfiabile per entrare in mare, la piadina, la serata in pizzeria. A mangiare il pesce in riva al mare non vuoi andarci? Per carità, tutto bello, divertente. Per una settimana a Bellaria (mica in Costa Smeralda) devi però aprire un mutuo. Non è che forse a qualcuno gli è un po’ sfuggita la mano? Romantico l’effetto nostalgia, ma quanto durerà?
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