Una nanny per il mio orto

Alla ricerca di una sensatezza ormai perduta, dopo le notizie riguardanti le babysitter specializzate sempre più richieste a Milano
Le tate specializzate sono sempre più richieste dall'alta borghesia milanese
Le tate specializzate sono sempre più richieste dall'alta borghesia milanese
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Mi occupo del mio orto con grande passione, lo coccolo fino a viziarlo. Cerco i concimi che gli regalano maggiore energia, integro costantemente il terreno per renderlo sempre performante al massimo. È un impegno non da poco, richiede applicazione costante, financo abnegazione. Lo faccio senza lamentarmi, certo non sempre i risultati sono all’altezza delle aspettative, ma si va avanti. La via del successo è lastricata di insuccessi, come diceva quello.

Non sono fortunatamente solo, accanto a me in questo percorso c’è mia nonna, 95 anni compiuti ad agosto e ancora energicamente in campo, nell’ortaglia appunto e non solo. E se io ho una nonna, le famiglie bene milanesi cercano invece una nanny, quelle che un tempo chiamavamo babysitter.

La vita di queste donne è oltre l’immaginabile. Sentite la storia di Anna. Viene chiamata da una famiglia che vive a CityLife, quartiere di lusso di Milano. Ci vive anche Fedez, per dire il livello. I suoi potenziali datori di lavoro sono quelli che vengono definiti borghesia in giacche su misura; i loro appartamenti hanno parquet in rovere e divani in velluto arancione. Le specificano che d’inverno dovrà trasferirsi con loro a Saint Moritz e d’estate a Forte dei Marmi (le avranno detto al Forte, come si usa). Poi la precisazione, per tutelare il loro divin pargoletto dovrà evitare parole con la erre, lettera che lui pronuncia a fatica. Che mondo meraviglioso, ci estingueremo e non ce ne renderemo nemmeno conto. Troppo presi a evitare le erre.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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