Un ultimo Natale insieme, prima della vita adulta

Sono trascorsi oltre trent’anni, quello sarebbe stato l’ultimo Natale che avremmo passato insieme come compagni di scuola. Poi a giugno sarebbe arrivato l’esame di maturità e da lì saremmo entrati nella vita adulta. Così almeno ci avevano pomposamente detto.
Fatto sta che poco prima dell’inizio delle vacanze dicembrine decidemmo di organizzare una festa d’addio, una di quelle che nei decenni successivi avremmo ricordato come memorabile, aggiungendo: che folle, meravigliosa serata.
Complice l’amicizia con il custode, riuscimmo a farci aprire una vecchia palestra in disuso da anni, praticamente uno stanzone. Freddo, ovviamente. Gelido, a volerla dire tutta. Ognuno era incaricato di portare qualcosa da mangiare e da bere. Io portai un panettone Motta e una bottiglia di spumante Burti da 1.500 lire. Vittorio portò una scatola di biscotti Ore liete (che era parte del cesto natalizio aziendale del padre) e una bottiglia di Bencola. Avevamo invitato anche le altre classi quinte, per rendere il tutto ancora più speciale.
L’inizio fu molto promettente, con il passare delle ore le coppie iniziarono ad appartarsi. Verso le 23 eravamo rimasti io, Vittorio e quello che metteva la musica. Eravamo seduti su una panca senza schienale appoggiati al muro. Vittorio stava beatamente mangiando patatine da un sacchetto da mezzo chilo. Pensa come saremo fra trent’anni, gli dissi io. Molto più vecchi, mi disse lui.
Ripensando a quei momenti, ho deciso di scrivergli un messaggio. Sarebbe bello rivederci, gli ho detto. Ci pensiamo l’anno prossimo, mi ha detto lui. Sincero e senza fronzoli, come la vita. Anche a Natale.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
Iscriviti al canale WhatsApp del GdB e resta aggiornato
@Domenica
Rubriche, commenti, approfondimenti e idee da leggere con calma, quando e dove vuoi.
