La speranza dell’ortaglia

Le giornate trascorrono nell’affannosa ricerca di refrigerio, io solo nel mio orto trovo una frescura che ritempra financo l’animo. Le temperature feroci impongono una doppia visita ristorante alla mia ridente coltivazione: un’annaffiata al mattino alla buon’ora e un’altra quando il sole è ormai tramontato.
È indubbiamente un impegno, non c’è dubbio, ma i risultati nella vita si ottengono solo con la fatica, con la perseveranza, con la tenacia lungimirante. La mia ortaglia mi ripaga con un raccolto abbondante e generoso, un’ortaglia che regala speranza, fiducia nel domani.
Le zucchine sono ormai da record, anche la seconda piantagione ha già cominciato a dare frutti; per non parlare dei cetrioli, la varietà digeribile è perfetta per l’insalata, quella da sottaceto ha già riempito due ampi vasi, saranno gustati al meglio durante i mesi freddi, sperando che ci siano. I pomodori hanno contributo a saporite passate, un sugo profumato e splendido sulla pasta fatta a mano. Le melanzane, prima timide, ora conquistano spazio con convinzione, la parmigiana è già stata programmata.
La novità di quest’anno è il cavolo nero, il cui percorso era iniziato come pasto per le lumache che vivono nella mia ortaglia, si sentono accolte com’è giusto che sia. Quando sono state satolle, il cavolo nero è potuto crescere sereno. Mia sorella trasforma le foglie in chips mettendole nel forno, sono particolarmente sfiziose.
Mia nonna è di altro avviso, le ha volute lessare. Creando in cucina un microclima subtropicale al profumo di broccolo. Il commento dopo l’assaggio: pensavo meglio. Sono soddisfazioni.
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