Sanremo, la noia che ci meritiamo

Quelli che ne sanno ci dicono che la noia è una risorsa fondamentale per la nostra vita, poiché (spiegano) agisce come catalizzatore per la creatività, l’introspezione e il problem solving. La mente libera da stimoli del momento può vagare, creare, esplorare nuove idee.
Ecco, partendo da questo presupposto possiamo dire che il festival di Sanremo con la sua settimana di noia assoluta qualcosa di buono ce l’ha regalato: ci ha fatto pensare ad altro, a qualcosa che un giorno ci sarà utile. Per il resto nessuna emozione, nessuna canzone memorabile, nessuna polemica, nessuna traccia (figuriamoci) di ironia.
Non che ci aspettassimo altro, il festival di Sanremo è lo specchio dei tempi, impantanati in un passatismo che tutto blocca. Lo sguardo è sempre all’indietro, si stava meglio quando si stava peggio e saluti e baci. Per cinque sere ci siamo messi sul divano in attesa che succedesse qualcosa, di qualcuno che fingesse di volersi buttare dal balcone dei fotografi, di un conduttore che come un super eroe salisse a salvarlo, che lo abbracciasse con una falsità teatrale degna dell’Oscar per l’attore protagonista.
E invece niente, scivolando verso il sonno sempre più profondo. Con quel sottofondo senza guizzi mi sono messo a sognare. Eccomi, indietro nei decenni, sul palco del teatro Aurora a presentare la Roncola d’oro. Giovane, biondo, con gli occhi azzurri, il fisico prestante. Il pubblico osannante. I tempi andati sono proprio rassicuranti, soprattutto se liberamente interpretati.
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