Dopo circa una decina di anni da coltivatore diretto posso affermare senza timor di smentita che la mia specializzazione sono le zucchine. Per carità, non me la cavo per niente male nemmeno con i pomodori e con le melanzane (il cicorione pan di zucchero è superfluo nominarlo), ma è con le zucchine che mi esprimo al top. Ci è voluto ovviamente del tempo, i risultati si ottengono solo con la passione, l’impegno, il sudore della fronte, i calli sulle mani.
Devo però ammettere, senza essere inutilmente vanaglorioso, che attualmente le zucchine mi stanno regalando soddisfazioni che mai avrei immaginato nella vita. Raccolto abbondante e costante, piante sane e rigogliose, frutti saporiti. La sera, quando traccio il bilancio della giornata che si va a concludere, e ripenso alle mie zucchine, ecco in quel momento spesso mi commuovo financo alle lacrime. Ma la vita non è sempre una favola dal lieto fine.
Sui social seguo vari orticoltori come me, all’inizio lo trovavo divertente. Poi il maledetto algoritmo ha iniziato a propormi gruppi su gruppi di presunti appassionati di ortaglia. E allora mi ha preso lo sconforto, ogni immagine condivisa è motivo di scontro, tutto diventa litigio; se qualcuno ingenuamente chiede un consiglio ecco che parte la sfida tra i depositari della verità assoluta. Da lì poi partono sottodiscussioni da cui ne scaturiscono altre. Tutti inutilmente seriosi, tutti a prendersi troppo sul serio. Perché per sorridere serve una bella zucca, che non sia vuota però.




