Sanate le ferite delle grandinate, l’ortaglia ha ripreso con convinzione il suo cammino. I pomodori, per quanto alcuni siano ancora parecchio spelacchiati, prendono vigore, i meloni si confermano una delusione: delle tre piantine messe a dimora due mi hanno già anzitempo abbandonato. L’anguria sembra per ora resistere, staremo a vedere. I chicchi ghiacciati si sono accaniti con particolare veemenza contro le zucche, eppure un paio di fiori sono coraggiosamente sbucati.
I fiori sono sempre meravigliosi, anche quelli ai più sconosciuti come quelli dell’orto. Il rosmarino, per esempio, si veste elegantemente di microfiorellini, stupendi.
La bellezza dei fiori resta uno dei pochi ripari estetici in questo tempo nel quale il buon gusto ha tragicamente lasciato il posto alla sciatteria. Mi commuovo quasi fino alle lacrime quando vedo un giovane con tra le mani un mazzo di tulipani da portare alla sua amata. Stessa emozione quando incontro una coppia di anziani che sceglie i fiori per abbellire il loro giardino o la terrazza; testimoniano che solo attorniati dal bello le nostre giornate possono essere serene.
Mi commuovo quasi fino alle lacrime anche di fronte al brutto, come quando vedo miei coetanei (tardo cinquantenni) che ai primi caldi escono dai perimetri abitativi con maglietta, pantaloncini da basket e ciabatte. È come se avessero preso una botta in testa e al risveglio si fossero convinti di essere adolescenti che stanno andando al grest. Gli adolescenti veri sono però vestiti meglio.




