Elogio della (mia) bicicletta, che ha gli anni di Cristo

Dal 1992 a oggi ho cambiato quattro automobili. Indimenticabile la prima, una Regata Mare station, mi scendono le lacrime a ricordare le mille avventure che l’hanno vista coprotagonista. Dal 1992 a oggi ho cambiato tre case, si sono susseguiti almeno sette televisori, tre lavatrici, due asciugatrici, almeno dieci asciugacapelli. Dal 1992 a oggi ho comprato un numero imprecisato ma mostruoso di camicie, del resto ho iniziato a indossarle alle elementari, un esempio vivente di nato con la camicia.
Nel luglio del 1992 mi diplomavo, come regalo i miei genitori mi presero una bicicletta. Andammo a prenderla alla Mandolossa, c’era un negozio molto rinomato (forse c’è ancora). Non la caricammo in auto, feci il viaggio inaugurale verso Roncadelle direttamente in sella. Se chiudo gli occhi ancora mi rivedo, incredibile quanto fossi orgoglioso di quella bici.
Negli anni precedenti ne usavo una ereditata da un mio zio, ma non si era mai creata empatia. Con quella nuova fu subito amore, non ci siamo più lasciati. Abbiamo lo stesso approccio alla vita, giriamo in paese con grande naturalezza, non come quelli che vanno in bici in città con quelle espressioni di chi sta salvando il mondo, perché loro non usano l’auto e lo sottolineano. Vanno alle botteghine, non parcheggiano in piazza Vittoria. Io in bici vado a Elnós. E se devo fare una scampagnata inizio a pedalare fino ai fontanili di Castel Mella. Non uso un abbigliamento specifico, se mettessi quelle tutine attillate lei si rifiuterebbe di partire. E farebbe bene, col caschetto per andare a bere il gelato? Suvvia.
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@Domenica
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