Dopo i botti delle feste, la serenità di gennaio

Gennaio è un mese che da sempre mi fa tenerezza. Arriva dopo i botti delle festività, quelli che hanno chiuso più o meno alla grande l’anno precedente. Gli ultimi giorni di dicembre sono solitamente anche il periodo dei bilanci, si valuta quello che si è fatto, se si è soddisfatti (raramente) o meno (più probabile).
In ogni caso, poi si guarda al futuro, tradizionalmente carico di aspettative. Ma i sogni hanno bisogno di tempo, mica si possono realizzare nel primo mese dell’anno. Ecco allora che gennaio se la può prendere comoda, nessuno ha aspettative nei suoi confronti.
Nel delirio sempre più delirante delle festività natalizie le casse di ognuno sono state messe a dura prova, serve quindi un po’ di parsimonia per far sì che i saldi dei conti correnti tornino in attivo. Basta farsi un giro nei centri commerciali per avere il polso delle situazione: fino a qualche settimana fa sembrava che l’imperativo assoluto fosse spendere, che fossero regali inutili o quant’altro.
Sarebbe interessante scoprire quando e perché ci siamo ridotti così, pensiamoci. Comunque sia, dopo tutta quell’eccitazione immotivata eccoci alla quiete. Meravigliosa quiete. Nessuno si aspetta nulla da noi, anzi: ognuno se ne sta a casa propria nel terrore che qualcuno suoni il campanello. Non è la patetica decrescita felice che qualcuno pensava di venderci, è la calma dopo la tempesta. È una tazza di corroborante brodo dopo le abbuffate di cotechini e di lievitati delle feste. Ah ecco, quelli non ci mancano proprio.
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