Obesi digitali

La giovane intervenuta nella lite deve essere la speranza

Il parere dell’avvocato bresciano esperto di digitale
Una ragazza con lo smartphone - © www.giornaledibrescia.it
Una ragazza con lo smartphone - © www.giornaledibrescia.it

La rissa, i telefonini e la speranza. Capita, ed è capitato anche giovedì, che qualcuno venga alle mani e attorno si formi subito la cerchia di persone. Succede ed è sempre successo. Siamo un popolo di curiosi, una Nazione che se c’è un incidente per strada forma la coda nella corsia che va nel senso opposto.

Insomma: accade qualcosa che scoppietta e fioccano gli spettatori. Come l’altro giorno: due ragazze si picchiano, una estrae un coltello e aggredisce l’altra. Molti giovani attorno a guardare, una sola interviene per separare le contendenti.

Purtroppo, nulla di nuovo. Ma con una piega preoccupante: chi si era fermato non era semplicemente curioso. Chi si è fermato a guardare filmava col proprio telefono, punto.

Per farne cosa? Per condividere il video su qualche social, presumo. Per accumulare «mi piace», la piccola facile droga del giorno d’oggi, con tutte le sue dipendenze. É un fenomeno talmente diffuso da avere già un nome: sono i bystanders, quelli che stanno lì e filmano, ma non intervengono. Le omissioni.

Ci sono mille perché dietro questo fenomeno: la scarsa empatia, l’egoismo, la paura. Mille, ma non è questo che merita attenzione.

Quel che va sottolineato è la piccola, lucente, speranza che emerge da questo fatto. La giovane che si muove, che interviene. Da questo gesto, altruista, dobbiamo ricavare la speranza.

C’è uno strano effetto nei gruppi, che siano fisici o social: si chiama effetto lucifero. Tutta la massa va compatta in una direzione, che sia quella di bullizzare il compagno debole o restare indifferenti o compiaciuti spettatori di una rissa poco cambia. Tutti uguali, come un gregge, verso un comportamento poco edificante. Da qui il nome dell’effetto, lucifero appunto.

Ma questo effetto, come il nome che porta, ha un nemico più forte: il cuore buono. Quello di chi guarda all’altro prima che a sé, quello di chi ha il coraggio di andare controcorrente, di mettersi in discussione, di fregarsene di quello che fanno gli altri. E di intervenire per interrompere ciò che va interrotto. Per il bene di qualcun altro.

Gli studi dicono che questo alzarsi e andar contro la massa ha un effetto dirompente verso il male del gruppo. Quella ragazza ha avuto coraggio. E che sia un esempio da imitare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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