Le piume dei fenicotteri rosa, la conoscenza e l’empatia

La vita pone dei limiti e questi rappresentano la sua straordinaria e drammatica bellezza. Che non si può pretendere, ma apprezzarne ogni frammento come un dono
I fenicotteri rosa offrono uno spunto di riflessione anche sulla vita
I fenicotteri rosa offrono uno spunto di riflessione anche sulla vita
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«Vedi la cima, ma non vuoi vedere la montagna». È un detto che ho fatto mio da molto tempo, perché racchiude due cose: la prima è che c’è sempre un retroscena, un lato in ombra delle cose che non vogliamo vedere; la seconda, più sottile, è che ci sono cose che a volte per svariate ragioni non possiamo fare, anche se lo volessimo. Perché la vita pone dei limiti, e questi rappresentano la sua straordinaria e drammatica bellezza. Accettarli significa apprezzare ogni singolo frammento di bellezza come un dono, non come qualcosa che posso pretendere. O perfino comprare.

Ma così non sembra e ce lo spiega bene una vicenda accaduta in Sudamerica. Ci troviamo nei lussuosissimi resort della Repubblica domenicana, frequentati da migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo (o meglio, quello «benestante», per intenderci), i quali grazie alle formule all inclusive offrono un’esperienza «tutto incluso». Tra questi, c’è anche la vista dalla propria camera su una straordinaria baia dove i fenicotteri rosa fanno sosta. È una visione da cartolina, il tutto comodamente seduto dal proprio terrazzo.

Peccato però, che i fenicotteri non sono a comando, sono animali, con i loro istinti e le loro imperscrutabili dinamiche. Si muovono in gruppi numerosi ed è presente in diversi paesi della regione continentale e insulare dei Caraibi, recandosi in luoghi specifici per nutrirsi, nidificare, appollaiarsi o allevare i propri pulcini. E capita talvolta che non si facciano vedere o che ci stiano per troppo poco tempo. Ma la gente ha pagato e «deve» vedere i fenicotteri a zonzo per la placida baia.

Decidono così, in barba al nostro retaggio di Sapiens Sapiens, di prendere illegalmente degli esemplari, di strappare parte del piumaggio delle ali per impedire loro di volare via, imprigionandoli in questo paesaggio a favore di scatto per i social. Potremmo dire a scopo decorativo.

Ecco, a volte è difficile spiegare il movente di certe scelte per chi ha buonsenso, ma è per contro molto facile comprendere perché la stupidità sarà la ragione per la quale la nostra specie potrebbe non proliferare a lungo su questo pianeta. Il non saperci continuamente adattare alla vita, ma anzi, il cercare di plasmarla ai nostri costanti effimeri bisogni dettati dai soldi, ci sta trascinando in una spirale senza fine. Grazie al cielo però, ci sono scintille di umanità e buonsenso anche in mezzo a tanto scempio.

Il progetto Rescate Rosado si è battuto a lungo per salvare e riportare queste creature in grado di poter vivere liberamente la propria vita su questo pianeta. È un progetto del Ministero dell’Ambiente domenicano in collaborazione con diverse istituzioni con l’obiettivo di riportare esemplari in cattività nel loro habitat naturale. Ma non solo, anche educare alla protezione dei loro habitat e delle popolazioni di questo uccello, che abita le lagune salmastre, costiere e saline di tutta l’isola.

È anche una battaglia ideologica: è la volontà di richiamare tutti all’accettazione del limite, dell’amara e beffarda verità che ci sono cose che nella vita non si possono comprare, domare, assoggettare e piegare al proprio volere. In cima alla lista si trova la natura, con tutte le creature che la caratterizzano. Noi compresi, ovviamente. Perché altrimenti, poi finisce così, che tramandiamo ai nostri figli un’idea distorta del concetto di equilibrio, di ambiente, di rispetto. Quando invece è proprio attraverso la conoscenza e l’empatia verso tutte le forme di vita che saremo nuovamente liberi. Proprio come un fenicottero rosa.

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