Vi auguriamo una scuola capace di educare e unire
Poiché è iniziato un nuovo anno scolastico, vogliamo rivolgerci con alcune riflessioni ed un augurio agli studenti, in particolare a coloro che frequentano le scuole secondarie superiori. Sappiamo di essere dei privilegiati: siamo italiani, abbiamo frequentato il liceo delle scienze umane, il classico o lo scientifico e, ora, la maggior parte di noi studia all’università o sta per conseguire la laurea. Eppure sentiamo il bisogno di non indicare il merito - il «merito», se è vero e non una parola vuota di senso, deve essere per tutti e la scuola deve garantirlo a tutti - e la responsabilità individuale come fattori che determinano il rendimento scolastico e portano all’espulsione dai percorsi formativi coloro che non sembrano fare passi in avanti e vengono accusati di poca volontà o di scarso impegno rispetto ai doveri della vita. Crediamo, invece, che l’insuccesso scolastico sia determinato soprattutto dal fatto che molti studenti non hanno i nostri stessi privilegi: quindi non si tratta di fortuna o sfortuna, di talento o aspirazione, ma di equità («Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali tra disuguali» - Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa) e di giustizia. Al riguardo, crediamo che la scuola possa essere un luogo privilegiato di democrazia e di attuazione di alcuni articoli della nostra Costituzione. Del resto pensiamo che, in una scuola fatta e vissuta come si deve, eccellenza dei percorsi formativi ed inclusione si realizzino una attraverso l’altra, senza bisogno di ripristinare le classi «differenziali» e di distruggere il patrimonio didattico ed educativo costruito nei decenni passati al fine di offrire, in un’ottica di educazione permanente per tutte le generazioni, una formazione culturale ampia e non asservita a scopi strumentali ed utilitaristici. A scuola abbiamo vissute esperienze formative e relazioni anche bellissime: le nostre classi, in alcune occasioni e momenti, sono state luoghi di possibilità, in cui la nostra storia personale, da individuale, è diventata una storia condivisa e in cui abbiamo imparato a trasformare problemi che avevamo sempre pensato come individuali in collettivi: «Poi, andando a scuola, ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia» (Scuola di Barbiana, Lettera ad una professoressa). Quindi la scuola - come indica il cardinale Zuppi - è un atto politico nel senso più alto del termine, nel senso della polis, della città in cui si vive insieme, della comunità che si costruisce o si lascia sgretolare, come auspicano, oggi, molti uomini politici. L’augurio che vi facciamo è che la scuola sia un luogo in cui incontriate la vita, in cui impariate a sperare e a costruire quello che sentite veramente vostro, oggi e riguardo al vostro futuro, a fare esperienze di gratuità e di gratitudine, ad incontrare insegnanti e compagni che vi accompagnino verso quella pienezza cui tutti aspiriamo.
Gruppo Studentesco A.G.O.
Brescia
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


