Val Rabbia e Nepal. Quando il dissesto ci mette in guardia
La violenta colata di fango e detriti che ha colpito la Val Rabbia a Sonico, così come la devastante inondazione improvvisa in Nepal provocata dal crollo di un ghiacciaio, sono eventi eccezionali che, pur nelle diverse proporzioni, evidenziano in modo sempre più chiaro gli effetti del cambiamento climatico. Questi episodi, sebbene avvenuti in contesti lontani tra loro, ci ricordano quanto il rischio idrogeologico riguardi da vicino anche il nostro territorio e quanto sia indispensabile mantenere alta la vigilanza, rafforzare le attività di monitoraggio e promuovere comportamenti responsabili a tutela della sicurezza delle comunità locali. Nei torrenti montani, smottamenti, cadute di alberi o accumuli di materiale nell’alveo possono generare pericolosi effetti diga, con conseguenze potenzialmente gravissime. Per questo è fondamentale che gli organi competenti garantiscano un monitoraggio periodico dello stato dei corsi d’acqua, così da individuare tempestivamente eventuali criticità e intervenire prima che si trasformino in emergenze.
Giampietro Belleri
Concesio
Caro Giampietro, nessun rischio è mai tale finché non ne percepiamo sotto pelle la portata, allorché almeno uno dei nostri sensi avverte il pericolo e da pallido sfondo d’orizzonte la minaccia diviene reale, concreta. Qualcosa di simile, per noi, è avvenuto a fine agosto, con l’onda d’acqua e fango che ha travolto una valle, al confine tra Cina e Nepal. Una calamità i cui video ci hanno come ipnotizzato, richiamando le paure ataviche di cui già i nostri antenati portavano traccia (da valligiani, temevano la furia dell’acqua, tanto che ricordano nitidamente la ricerca di un punto alto, in collina, al momento per nostro padre - che la valle l’aveva abbandonata da ragazzo - di costruire la casa). Tutto questo per dire che siamo assai sensibili al richiamo che lei fa, in tema di monitoraggio e vigilanza. Anche perché spesso in passato il desiderio di progresso ha portato ad ignorare le conseguenze del sottovalutare la fragilità del suolo, che anche quando poggia fondamenta nella roccia, c’è sempre la possibilità che s’infranga, trasformando ogni nido in trappola. (g. bar.)
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