Lettere al direttore

Una rivoluzione contro un mondo che non ci assiste

Sono state rumorose nella notte le strade attraversate da rumori sordi e pesanti. È il nostro anniversario di matrimonio, 28 anni di vita insieme fra gioie e dolori, difficoltà ed equilibri da trovare, intraprendenza e coraggio, momenti di stanchezza infinita. All’alba io e mio marito abbiamo rincorso ricordi soffermando lo sguardo su chi si è assentato voltando l’angolo della vita. «Bisognerebbe fare sciopero» ho iniziato a dire io contro tutti e tutto, istituzioni e governo. Sciopero per il caro vita. Per la vergogna di far pagare oro il pane; per gli aumenti dei carburanti e delle energie in genere. Per la sanità sempre meno presente. Per l’istruzione pubblica messa all’osso. Per gli stereotipi imposti dalla società quali l’importanza dell’apparenza, dell’individualismo, del non rispetto verso le fasce deboli. Rivoluzione contro il monte di tasse pagate in modo diretto ed indiretto, prima, durante e dopo dove l’Iva viene imposta in più cicli produttivi. Destano ilarità le riunioni dei potenti, impegnati a decifrare le grandi questioni. Una volta si diceva per «porre fine alla fame nel mondo», oggi si dice «per armare il Paese e sottomettere nazioni al nostro giogo». Di noi, cittadini per finta, a chi importa? Quando la parola cittadino prende una forma simbolica ed opportunista ecco che nasce lo sfruttamento e la non dignità come persona. Ed i nostri figli? Che ne sarà della mia Vittoria nella sua infinita e molteplice fragilità? E di Celeste? Che ne sarà di noi, genitori, vecchi di un tempo avvezzi al sacrificio ed al lavoro? Rivoluzione unanime e collettiva, questa la soluzione.

Milena Del Vecchio

Remedello

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