Lettere al direttore

Una dimora antica fa brillare gli occhi di chi non scorda

In tutti i paesi ci sono dimore antiche che silenziosamente custodiscono storie di vita e attirano la nostra curiosità e la nostra voglia di scoprire chi ci è vissuto… Nella mia via c’è una villa storica che risale agli inizi dell’Ottocento e dai racconti di mia mamma ho potuto conoscere indirettamente la famiglia che ci abitò settant’anni fa, precisamente tra gli anni Trenta e Cinquanta. Era una famiglia numerosa composta dai genitori e da dieci figli: cinque maschi e cinque femmine. Grazie al lavoro del padre, comprarono questa villa di campagna e vi si trasferirono dalla città. Una famiglia dove si respirava a pieni polmoni la pietà e la carità cristiana e due figli divennero padri salesiani. In quella casa l’ospitalità era un valore vissuto, i compagni di scuola con i maestri erano sempre i benvenuti, per imparare una canzone accompagnati dal pianoforte che le figlie suonavano con grazia e bravura. Le bambine del catechismo accompagnate dalle suore si ritrovavano per recitare il rosario nel mese di maggio presso la Madonnina posta nel grande giardino verdeggiante che nel gergo paesano veniva chiamata la Bosca. Nella cappella attigua alla villa, dedicata a Santa Teresa si svolgeva ogni anno la festa in suo onore e tutti erano invitati. Questi racconti accomunavano tutta la gioventù del paese che in un modo o nell’altro era riuscita a passare da quella casa accogliente e piena di vita in quel delicato periodo storico dove aleggiava il grigiore, la tristezza e la miseria della guerra. Entrare in quel luogo era una boccata di aria buona colorata dai sentimenti più belli che ci sono negli animi dei giovani e lì faceva sognare in un mondo migliore ricco di pace e speranza. In quella bella famiglia, però, la morte del padre comportò la vendita della splendida dimora immersa nel verde della Valverde e i figli ormai orfani del capofamiglia dovettero trasferirsi definitivamente in città. Ma il loro ricordo e l’amicizia seminata in paese durano nel tempo e io ne sono testimone. Qualche giorno fa per una circostanza sono riuscita ad incontrare gli ultimi due fratelli di quella bella famiglia ed ho condiviso con loro i ricordi che avevo sentito più volte ripetere dai miei genitori. Nel condividere quei racconti ho visto nei loro occhi brillare l’emozione e la nostalgia per quella casa dell’infanzia che è rimasta nel loro cuore a distanza di tanti anni. Perché come dice una frase di Antoine De Saint-Exupery: «La meraviglia di una casa non sta nel fatto che vi ripara e vi scalda, né nel fatto che ne possediate i muri. Ma bensì nel fatto che essa ha lentamente deposto dentro di voi provviste di dolcezza». Ora vorrei coronare questo incontro con un pensiero dal profondo del mio cuore: «La narrazione dei miei racconti personali è diventata un’esperienza collettiva che unisce persone, sentimenti e luoghi in una storia di paese».

Maristella

Botticino Sera

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...