Un costoso arsenale di penne, colori e matite
Caro direttore, le consiglio di conservare questa lettera perché un giorno forse potrà essere ricordato come il testo del papà di un artista. Perché solo un artista può avere a disposizione tanto materiale quanto quello fatto acquistare da alcuni professori di arte e educazione tecnica. Un esempio? Matite colorate, pennarelli, tempere, quattro tipologie diverse di matite (in base alla mina), squadre, goniometri, righelli, gomma normale, gomma pane e gomma di precisione. Finito? No. Qui siamo al materiale di base. E qui si entra in un mondo a parte: fogli di gomma, cartoncini, sketchbook, due tipi di album, sfumino, waterbrush, pastelli a matita acquerellabili, matita sanguigna (lei direttore sapeva dell’esistenza? Io no), fusaggine, pennelli a punta e a taglio. E assicuro che l’elenco è ancora lungo. E lei dirà: «Avete scelto il liceo artistico per vostro figlio e sapevate a cosa sareste andati incontro». Eh no! Parliamo di scuola media! Statale e non privata. Con due ore di arte e altrettante di tecnica a settimana. A parte il costo di tutto il materiale (superiamo un quinto dello stipendio di un insegnante), mi chiedo se poi tutto il materiale indicato e fatto comprare sarà poi utilizzato. Le farò sapere.
Il genitore di un futuro artista
Carissimo, sanguigna, più che la matita, è la reazione che suscita un simile elenco. «A parte il costo» scrive lei, invece il punto principale è quello: il principio dell’accesso allo studio previsto dall’articolo 34 della Costituzione s’infrange inesorabilmente se per frequentare la scuola dell’obbligo occorre avere un reddito da nababbo. Bocciatura secca dunque per l’insegnante puntiglioso e in bocca al lupo per suo figlio. Come Giotto, scoperto da Cimabue mentre disegnava una pecora su un sasso, il talento d’artista - se c’è - sboccia da sé, senza bisogno di alcun arsenale missilistico.
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