Tav, ascoltare i territori e isolare la violenza
È nuovamente esploso il problema No-Tav con danneggiamenti, incendi, scontri con le Forze dell’Ordine, e relativi danni a strutture e materiali per più di un milione di euro. L’opposizione alla Tav nasce prima di tutto dalla protezione dell’ambiente, dai costi sempre più lievitati e dall’utilità dell’opera. La Val di Susa è una valle già attraversata da autostrada, da ferrovia di un secolo fa, e comprende anche molte industrie. L’apertura di nuovi cantieri della durata di molti anni, con scavi, gallerie e materiali da smaltire, genera preoccupazione per le falde acquifere, per la qualità della vita dei residenti, oltre che per altri problemi specifici legati, sembra, alla presenza di rocce pericolose come l’amianto. Sul piano economico, l’opera ha un costo di oltre 30 miliardi di euro, dicono i ben informati, per cui molti cittadini si chiedono se non sarebbe più utile investire quelle risorse nella manutenzione delle linee ferroviarie esistenti nel paese e nel trasporto locale in degrado. In Val di Susa le merci attualmente viaggiano a circa un quarto della capacità di carico. Non converrebbe raddoppiarle senza Tav, con le linee esistenti rammodernate? La sensazione generale è che questa grande opera sia stata discussa senza ascoltare chi vive in quei territori. Però si deve distinguere tra chi manifesta e chi sceglie la violenza, con sabotaggi agli impianti e con danni milionari, che non aiutano la causa. Dobbiamo dire anche che nessuno di noi vorrebbe quest’opera nel proprio giardino o nel proprio orto, eppure c’è chi resta indifferente quando tocca i territori degli altri. Saremmo d’accordo se fosse a casa nostra? Solo partendo da questo si può discutere davvero cosa vogliamo per il Paese dei nostri nipoti.
Luigi Andoni e altri anziani
Manerbio
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia


