Lettere al direttore

Siamo sicuri che chi sbaglia paga davvero?

In Italia esistono principi di sicurezza mai davvero presi in considerazione, ma che potrebbero aiutare forze dell’ordine, magistratura e collettività, specie se armonizzati con l’ordinamento e la Costituzione. Applicarli richiederebbe una ridefinizione dei diritti attuali, ma senza certezza della pena e sicurezza personale, gli altri diritti perdono di valore. Servono quindi correttivi che producano effetti concreti e immediati, con il minimo impatto sulle norme esistenti. Il principio di fondo suggerito è di tipo economico ed è semplice: chi sbaglia paga subito in denaro, e solo dopo affronterà quanto previsto dalla legge (o sarebbe meglio dire dalla sua interpretazione da parte dei giudici, altro tema da approfondire). Tale principio, oltre che risultare afflittivo, mira anche a raccogliere risorse economiche utili a migliorare il servizio della Giustizia (costruzione di nuove carceri, miglioramento delle condizioni del personale) e che spesso mancano per attuare le riforme come si dovrebbe. All’obiezione che chi ha più soldi ne uscirebbe avvantaggiato si può rispondere che è così già oggi: chi è più ricco si permette avvocati migliori e più introdotti. Non cambierebbe nulla. So bene che i concetti a seguire, ovviamente sintetizzati, sono stati già enunciati da altri prima di me, ma visto che i provvedimenti presi dall’attuale classe politica vanno in altre direzioni. 1. Reciprocità nei risarcimenti per legittima difesa. Oggi, se un intruso viene ucciso o ferito in un’aggressione a una proprietà, potrebbe avere diritto (o i suoi «prossimi» hanno diritto) ad un risarcimento dal proprietario, in base a un principio di calcolo sconosciuto. Sebbene il principio sia stato messo in discussione dall’ultima riforma, non è chiaro perché non debba valere il contrario: se è il malvivente a uccidere il proprietario, dovrebbero essere i suoi «prossimi» a risarcire la vittima (non lo Stato). 2. Responsabilità economica dei genitori per i minori. Per l’ordinamento italiano i minorenni o non sono imputabili o lo sono in modo parziale e questo è un vulnus sempre più sfruttato dalla criminalità organizzata, per agire impunemente. In realtà, i genitori, che hanno la potestà, dovrebbero risponderne economicamente in solido: il codice già lo prevede in alcuni casi, ma nella pratica il peso ricade quasi solo sul minore. 3. Costi delle indagini a carico dei responsabili. Le indagini delle forze dell’ordine sono spesso complesse, lunghe, perché devono rispettare diritti e modalità e sono oggi finanziate da tutti i contribuenti. Tuttavia ciò non vale per tutti gli ambiti. Solo chi usa il servizio paga (pedaggio autostradale, multe per divieto di sosta). Perché non applicare lo stesso principio quantificando i costi investigativi e addebitandoli a chi si è reso colpevole, invece di ripartirli su tutta la collettività? 4. Libertà su cauzione. Nei Paesi anglosassoni esiste la libertà su cauzione: in attesa del processo, l’imputato versa una somma, restituita in caso di assoluzione e trattenuta in caso di condanna. Introdurla anche in Italia finanzierebbe il sistema giudiziario, nuove carceri, più personale, stipendi migliori, riducendo il peso sulla collettività.

Claudio Ghiselli

Casalpusterlengo (LO)

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...