Lettere al direttore

Servono fede, accoglienza e identità italiana

La lettera edita il 30 luglio «Ero forestiero... Ditemi in quale vangelo credete» ha un testo buono, ma manca la parte «cattiva». Dal mio punto di vista di cattolico (relativamente praticante), il rifugiato è «la persona che fugge per il rischio imminente alla propria esistenza». Il motivo della fuga risiede nella guerra, nella persecuzione e nella violazione dei diritti umani su larga scala. «I richiedenti asilo solitamente entrano nel territorio in modo irregolare, ma dal momento in cui presentano la richiesta sono regolarmente soggiornanti, e quindi non possono essere definiti clandestini» (fonte: Openpolis). Ed ecco che si aprono e si ampliano percorsi legali e sicuri per migranti e rifugiati. Questa è la realtà evangelica da rispettare, corrispondente al Vangelo. C’è un aspetto che ritengo importante e che necessita di particolare attenzione: affermo che chi arriva qui non è un vero rifugiato. La stragrande maggioranza delle persone non fugge né dalla guerra né dalla fame. Li vedo sani, robusti, con cellulari e chi con qualche gioiello; alcuni praticano il gesto del tagliagole; i loro sorrisi sono beffardi e i loro occhi crudeli; hanno pure soldi per gli scafisti. Di questi arrivi, che continuano ad essere numerosi, ho sempre condiviso e manifestato a tutti la mia preoccupazione: con l’aumento dei cittadini extracomunitari, si intende realmente cambiare la società italiana. Dopo una vita di lavoro, gli anziani poveri affrontano anche la perdita della casa, trovando riparo sulle panchine con la misera pensione. Ai giovani stranieri che soggiornano in Italia vengono offerti vitto e alloggio senza costi. Questi giovani trascorrono il loro tempo libero presso i bar, esibendo gli ultimi modelli di telefoni cellulari e mostrando carte prepagate. Sono i social a darmi queste conferme: un’amara constatazione sull’Italia rammollita. Si ipotizza che l’Italia possa diventare un luogo con una forte presenza afroasiatica, e si nota una diffusa opposizione alla cultura italiana. Si assiste a un freddo disprezzo da parte di chi si sente numericamente e demograficamente superiore. Moschee, macellerie halal e negozi etnici sono stati aperti, dando origine a comunità separate in cui l’italiano viene usato solamente come seconda lingua. Le donne spesso si coprono il volto, mentre i bambini smettono gradualmente di usare l’italiano e la criminalità è diventata un problema continuo. Si tratta già di una sostituzione culturale e demografica dichiarata, che ha portato alla creazione di innumerevoli colonie. Io, cattolico, come potrei stare lì a vedere come un mantra la brutta situazione in «casa mia»? Che fare? Sorridere, lasciare correre ogni cosa e sperare in miracoli da parte del governo? La cittadinanza non li equipara agli italiani: li rende solamente più pericolosi, dato che sono protetti dalle nostre leggi inadeguate. Ci costano sicurezza e soldi. Che mi perdoni il Cristo, qui mi ribello, come Lui si ribellò contro i mercanti del tempio di Suo Padre. I veri cattolici non sono né comunisti né tantomeno fascisti, ma per la democrazia e la libertà.

Gianmarco Dosselli

Flero

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