Serve un autovelox per le scorribande dei motociclisti
Ultima domenica di settembre, giornata mite e assolata. Ogni cinque minuti arriva, da via Oberdan (a trecento metri, mica tre) il rombo di una motocicletta, spinta a regimi folli, che pare stia per infrangere il muro del suono. Un vago sospetto: magari il limite di 50 (e quello di 80 sulla vicina Montelungo) può essere venga lievemente polverizzato da troppi sportivissimi emuli di Vale Rossi, nel tentativo, forse, di decollare; questo decine e decine di volte al giorno (e per fortuna, molti bikers au contraire transitano a regimi adeguati!). Faceto - fino a un certo punto - appello all’Assessorato competente e alla Polizia locale: e prevedere una bella postazione permanente Autovelox/tutor, magari ad assetto variabile/poco prevedibile? Così i centauri si divertirebbero ugualmente, ma contribuirebbero pure in modo corposo al gettito comunale, da reinvestire anche in educazione stradale delle giovani leve ancor recuperabili. P.S. A Brescia Mobilità ed ai suoi sponsor. Molte delle vetture del parco bus urbani sono completamente fasciate da megainserzioni pubblicitarie, coloratissime: ultima release di un percorso che iniziò in epoche remote, con piccole bacheche sul fianco delle vetture/sandwich, recanti dei cartellini (più che cartelloni) in cartone pressato o pvc, che presto si gonfiavano con le piogge; bersaglio anche di ingenui vandali, che oggi sarebbero al livello di asilo nido. Ora, con questi immani megasticker che avvolgono la vettura in un bozzolo hi-tech di appetitose promesse commerciali, lo sfortunato utente (soprattutto in caso di pioggia e a vettura piena) a malapena riesce a capire di essere a Brescia, guardando dai finestroni dei bus. Le miriadi di forellini praticati nei megasticker, infatti, garantiscono visibilità interno - esterno solo in caso di pieno sole allo zenith -. Chi col maltempo è costretto a recarsi al lavoro coi mezzi, per capire dove scendere deve ricorrere a Google Maps. Non oso pensare a un povero foresto con la necessità di orientarsi. Suvvia: è il cliente (che paga 1,70 euro a viaggio, 0,20 euro più che a Roma!) ad avere sempre ragione, almeno in teoria. Gli sponsor sono fornitori... o no?
Roberto Musoni
Brescia
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
