Se la casa di tutti «toglie la voce» a qualche critica
Nell’articolo di fondo del 1° luglio, inaugurando la direzione del Giornale di Brescia, oltre al titolo particolarmente significativo («La casa di tutti, nessuno escluso»), scriveva «... ha il dovere di rifuggire il banale dando valore alla pluralità, alla diversità di opinione, persino alla possibilità di conflitto». E avevo colto lo stesso concetto anche nel simpatico e allegro incontro con gli abbonati del 22 settembre. Infine, nell’edizione del 19 ottobre, ad avvalorare lo stesso concetto, l’annuncio che il quotidiano avrebbe dato voce ai lettori per i commenti sugli articoli e l’apertura, per gli abbonati, di un nuovo spazio di confronto diretto con la redazione. Personalmente avevo molto apprezzato queste scelte e mi ero convinto che sarebbero state accettate anche critiche al giornale, ovviamente formulate con il dovuto garbo. Vorrei concludere evidenziando la mia delusione, perché in una mia lettera pubblicata era stato tagliato: «Non avendo avuto riscontri sul Giornale di Brescia, sia durante i 100 giorni del presidio, sia per la conferenza stampa», critica evidente ma credo educata. E la delusione è aumentata per la mancata pubblicazione di un’altra lettera in cui esprimevo una critica al giornale, anche questa credo educata. «Si tratta del racconto della città proposto quotidianamente dal giornale, nel quale non ho mai trovato traccia dell’attività del Presidio Permanente per la Palestina di Brescia. Perché ovviamente si possono avere legittimamente opinioni diverse su quanto succede in Palestina, non molti ne parlano e quei pochi danno a volte informazioni parziali. Però mi piacerebbe leggere su questo giornale, di tanto in tanto, qualche notizia su questo gruppo di persone, anche molto diverse fra loro, ostinatamente ProPal, Antisionisti, ma assolutamente non antisemiti (anche se a qualcuno fa comodo farli coincidere), nel loro tentativo di umanizzare questo mondo disumano».
Vito Lancellotti
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