Se i costi del grest danno origine a grandi benefici
È mio desiderio condividere alcune riflessioni nel tentativo di fare maggiore luce rispetto alla lettera da voi pubblicata in data venerdì 29 maggio «Ragazzi al grest. Servizio educativo o scelta d’èlite?». Sono una maestra e da anni, ormai non li conto più, coordino il grest della mia parrocchia; un grest che cerca di conciliare il servizio alle famiglie con la volontà di condividere con bambini e adolescenti alcuni valori che ricaviamo dal Vangelo e che stanno alla base del vivere civile. Premetto che condivido le osservazioni fatte dal signor Diego, che vede, giustamente, l’organizzazione del grest dal punto di vista di un genitore che ha a cuore l’educazione delle nuove generazioni. L’attenzione alla sobrietà è una raccomandazione che ritroviamo anche nel sussidio preparato dagli oratori delle Diocesi lombarde: «Il progetto del grest è accogliente e aperto a tutti. Per spiegare questa caratteristica scegliamo due parole chiave: sostenibilità e inclusione, ponendo così un’attenzione speciale e profondamente evangelica alle povertà e alle fragilità delle famiglie e dei ragazzi che fanno parte della nostra comunità» (fascicolo progetto, pag. 8). È pur vero che a fine grest i conti devono quadrare. Se vogliamo continuare a fruire di ambienti davvero belli e funzionali, come sono molti nostri oratori, dobbiamo mettere in conto anche le spese di manutenzione perlomeno ordinaria. E i conti tornano se possiamo contare sulla generosità del volontariato che in ogni oratorio si occupa delle pulizie, del taglio dell’erba, della gestione degli ambienti... Non è sempre facile per i nostri sacerdoti trovare persone disponibili a spendersi gratuitamente per la preparazione di un grest e che poi garantiscano la loro presenza a tempo pieno per tre settimane. In alternativa, se si vuole fare il grest, è necessario assumere educatori professionisti che, giustamente, hanno diritto al loro stipendio. In questo caso va da sé che i costi per le famiglie aumentano. Allora forse dobbiamo anche chiederci come adulti «quanto tempo siamo disposti a donare per gli altri?». È vero che la maggior parte dei grest chiede alle famiglie cifre non indifferenti inserendo nel proprio programma gite degne di cataloghi di agenzie turistiche, ma probabilmente non tutte le famiglie la pensano allo stesso modo. Al grest della mia parrocchia riusciamo a dimezzare i prezzi di iscrizione rispetto a quanto citato nella lettera del 29 maggio, facendo gite in montagna, visitando un convento francescano, andando in una piscina senza grandi scivoli, trascorrendo mezza giornata con i nonni dell’Rsa. Ma devo anche dire che un certo numero di famiglie della mia parrocchia iscrive il proprio figlio ad altri grest vicini, che propongono gite nei parchi più costosi, attraenti e commerciali. Forse sarà anche perché loro garantiscono anche il pasto e la famiglia non deve pensare nemmeno a quello, mentre da noi ognuno si porta la propria «schisetta». Vorrei concludere spendendo due parole per gli adolescenti che fanno gli animatori. È vero che senza di loro il grest non sarebbe possibile, ma è pur vero che non esiste nessun’altra realtà che riponga piena fiducia in loro, ritenendoli capaci di una responsabilità che aiuta a crescere, anche nella fatica, per scoprire i propri talenti e metterli a servizio dei più piccoli con gioia. Negli anni ho imparato che i legami costruiti al grest restano tra i ricordi più belli da custodire nel corso della vita.
E.P.
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