Scritta latina nella chiesa di Verolanuova
Leggo sulla pagina delle «Lettere al Direttore», in data 30 giugno, l'intervento di Angelo Moro e Alberto Ferrari in merito alla scritta latina posta sulla bussola lignea della chiesa minore di Verolanuova. La traduzione della scritta latina, «Terribilis est locus iste», dall'estensore dell'articolo apparso alla pagina 20 di questo Giornale, in data 19 giugno, resa con «terribile», è da ritenersi corretta e preferibile ad ogni altra traduzione e interpretazione. La traduzione non è perciò per nulla erronea.
Riporto allo scopo il luogo di riferimento che è costituito da Genesi 28, 10-17, secondo il testo della Vulgata: «Igitur egressus Iacob de Bersabee pergebat Haran. Cumque venisset ad quendam locum, et vellet in eo requiescere post solis occubitum, tulit de lapidibus qui iacebant, et supponens capiti suo dormivit in eodem loco. Viditque in somnis scalam stantem super terram et cacumen illius tangens caelum, angelos quoque Dei ascendentes et descendentes per eam, et Dominum innixum scalae dicentem sibi: 'Ego sum Dominus Deus ...' . Cumque evigilasset Iacob de somno, ait : "Vere Dominus est in loco, et ego nesciebam". Pavensque, "Quam terribilis est, locus iste : non est hic aliud nisi domus Dei et porta caeli"».
Questa la traduzione ufficiale della Bibbia Cei, 2008: «Giacobbe partì da Bersabea e si diresse verso Carran. Capitò così in un luogo, dove passò la notte, perché il sole era tramontato; prese là una pietra, se la pose come guanciale e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco, gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti e disse: "Io sono il Signore
" . Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: "Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo". Ebbe timore e disse: "Quanto è terribile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo"».
Si tratta di una visione in sogno, in due tempi, quando Giacobbe è dormiente, ma essa viene percepita come una rivelazione divina: dapprima, si rende visibile il luogo del paradiso, con gli angeli che salgono e che scendono; poi, la visione assume i tratti di una teofania, con la voce di Dio che parla direttamente a Giacobbe.
La scena richiama, senza il particolare della scala e degli angeli, senza cioè il riferimento paradisiaco, la scena di Mosè davanti al roveto ardente (Esodo 3, 1-6), al termine della quale, dopo che Dio gli ha parlato un prima volta, Mosé si copre il volto, perché ha paura nel continuare a sostenere la visione. A Mosè - così come a san Paolo, secondo si pensava nel Medio Evo -, era stato infatti concesso il privilegio di vedere, ancora da mortale, la faccia di Dio, ma, proprio perché ancora in vita, ne era risultato sconvolto.
Il divino irrompe così nella vita di Giacobbe e di Mosè ed essi alla fine ne usciti come temporaneamente alienati, nello spirito e nel corpo, perché la visione diretta di Dio, pur assistita dalla grazia, trascende tutte le condizioni dell'uomo fin che è in terra. La locuzione in questione: «Terribilis est locus iste», riferita non solo alla vicenda di Giacobbe, ma anche in genere all'esperienza dell'oltre, sotto forma di rivelazione o di visione, è largamente impiegata nella Patrologia Latina ed essa riguarda due aspetti: il primo è quello che abbiamo indicato; il secondo riguarda la sua presenza sul frontale di molte chiese, in Italia e in Europa, ed essa veniva infatti fatta scrivere o incidere all'atto della dedicazione e consacrazione delle stesse chiese, come sappiamo da Guglielmo Durando ( 1296), nel suo Rationale divinorum officiorum, libro 7, capp. 34, 48, dove si indica pure che la formula veniva impiegata nell'introito alla messa. E al riguardo, proprio per questo particolare, rinvio al rituale gregoriano che si può ancora apprezzare attraverso lo studio e l'esecuzione vocale di Giovanni Vianini, su You Tube.
Prof. Bortolo Martinelli
Brescia
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