Lettere al direttore

Romanzi neutri, se l’algoritmo soffoca la scrittura

La mia media di lettura si attesta a circa due libri al mese. Preferisco la saggistica, ma anche i romanzi di valore sono di mio gradimento. Mentre i romanzi di ultima generazione li trovo banali e tutti uguali. Cambiano i personaggi, ma l’ambientazione, i dialoghi e la storia sono ordinari come è ordinaria la trama. La scrittura, seppur scritta nell’ordine grammaticale perfetto è sterile e vuota. Per trovare scritti e scrittori con piglio intelligente e empatico devo tornare a libri scritti prima degli anni duemila/duemiladieci. Praticamente prima che gli algoritmi, chiamati intelligenza artificiale, soffocassero la creatività degli scrittori. Preferisco evitare di citare titoli ed evitare eventuali conflitti di pensiero, ma leggere Calvino, Colette, Hesse, Hemingway, Kerouac, Moravia, Pirandello, Pasolini, Merini e leggere i romanzetti scritti negli ultimi quattro/cinque anni è come vivere in un ambiente paradisiaco per poi essere catapultati dentro a uno stagno con alghe asfissianti. Mi chiedo quanta sia la percentuale di Intelligenza artificiale utilizzata nei romanzi di recente uscita? Sopratutto, mi interrogo sul perché questo utilizzo non sia dichiarato in copertina? Spero e mi auguro che molto presto, l’utilizzo degli algoritmi, sia dichiarato in copertina. Ma mi auguro ancor di più che la capacità di scrivere migliori e si ritorni a toccare la vita, cosa che sanno fare i buoni scrittori.

Roberta Verzeletti

Brandico

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