Lettere al direttore

Riqualificare il Mella, progetto da tutelare

Circa due anni fa un gruppo di cittadini valtrumplini e bresciani di città, si riuniva per lanciare l’idea di «riabilitare» il fiume (alcuni però lo definiscono torrente) Mella, dopo molti decenni di scarsa considerazione e di utilizzo discutibile del suo corso. A tale iniziativa corrispose quella di altri soggetti e associazioni della «bassa» bresciana con i medesimi intendimenti. La questione venne sottoposta alla Provincia di Brescia la quale, anche grazie alle iniziative e al lavoro di alcuni consiglieri, iniziò ad elaborare un protocollo di intesa per coinvolgere tutti i numerosi enti amministrativi (Comuni, Enti di servizio, Comunità locali) e le associazioni del territorio, al fine di pervenire alla sottoscrizione di un documento di impegno a rivalorizzare il corso di acqua di casa nostra. Dopo un laborioso percorso si è finalmente giunti alla redazione di un protocollo d’intesa, come atto prodromico del successivo percorso, che verrà sottoscritto dai Comuni rivieraschi, dal Comune di Brescia, dalla Comunità montana di Valle Trompia e dalla Provincia di Brescia, oltre che dalle associazioni che avevano lanciato l’idea. Ma il lavoro veramente faticoso inizierà dopo la acquisizione, peraltro ormai scontata, delle adesioni a quel documento preliminare. Sono già in agguato, infatti, alcune grosse questioni che potrebbero rendere oltremodo difficile, se non addirittura vanificare, il prezioso lavoro sin qui svolto. Si tratta di due problemi di grande attualità, quali il cosiddetto «acquedotto di valle» che dovrà alimentare con le acque dei suoi affluenti nell’alta valle, gli ormai inadeguati sistemi di approvvigionamento idrico della bassa valle. Sistemi che risultano oggi insufficienti, è bene sottolinearlo, per motivi di imprevidenza, di incuria, di irrazionalità nella captazione e distribuzione della risorsa acqua potabile. Chi vuole intendere intenda. Ma a tale realizzando impianto, la cui attuazione è stata ripescata, dopo anni e anni di vari progetti, per l’intervento dei provvidenziali fondi Pnrr, e che comunque sottrarrà acqua buona e indenne al nostro fiume, si aggiunge la sete dei terreni agricoli di pianura, causata da una dissennata e irrazionale monocultura di piantagioni che esigono enormi quantità d’acqua. Ove poi si consideri che la tecnica di irrigazione di tali assetate colture è quella dello scorrimento, ci si può ben rendere conto di quanta altra acqua del nostro fiume ci sarà bisogno per soddisfare quelle richieste. Dunque il grande rischio che corre questo bellissimo progetto - e cioè ridare ai bresciani il loro fiume - è che esso non abbia più a sufficienza la sua più preziosa risorsa; e cioè l’acqua. Ciò con tutte le disastrose conseguenze in termini ecologici e di conservazione della biodiversità che si sviluppa intorno ad un corso idrico superficiale con uno sviluppo che si aggira intorno ai 100 chilometri di lunghezza, e del suo ampio bacino idrico. Orbene, adesso che siamo giunti alla prima fase amministrativa di un iter che sarà comunque lungo e complesso, perché dovrà coinvolgere nel suo cammino molti altri soggetti, è d’obbligo nutrire preoccupazioni su tale procedimento, che già oggi vede profilarsi notevoli elementi di rischio sul futuro della pur lodevole iniziativa. Ci rivolgiamo pertanto a tutti i soggetti che hanno o avranno interesse alla vicenda affinché affrontino le cose con responsabilità e rispetto dell’intera comunità che non può essere condizionata solo da interessi economici e politici, ma anche dai portatori del senso civico di tutela e conservazione del proprio ambiente, in linea con la nuova formulazione dell’art. 9 della nostra Costituzione.

Pietro Garbarino

Componente del Comitato «Salviamo il Mella»

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...