Riarmo sostenibile. Ecco quali rischi corriamo davvero
Prendo spunto dalle parole della presidente del Consiglio Meloni nel suo recente passaggio a Brescia in merito alla necessità di un riarmo «sostenibile», dovendo noi spendere 100 miliardi di euro anziché 45, passando dal 2% al 5% del Pil per spese militari. Ma perché e per cosa, esattamente? Da bresciano, le avrei ricordato che nella base dell’Aeronautica Militare Italiana di Ghedi si trova un deposito di ordigni nucleari. Fanno parte del sistema Nato e sono da decenni custoditi, presidiati e innescabili da militari americani presenti nella base. Sono solo aviotrasportabili: erano i cacciabombardieri Tornado a doverli trasportare e poi eventualmente... utilizzare (di fatto per un attacco di rappresaglia fuori dai nostri confini). Noi bresciani «ospitiamo» sul nostro territorio una ventina di armi nucleari con una potenza distruttiva pari a 100 volte le due bombe con le quali gli Usa sterminarono in pochi secondi 200.000 persone in Giappone. I lettori diranno: fa parte dell’adesione al Patto Atlantico e alla Nato. Sì, con curiosità e confusione europea: 32 Paesi sono oggi nella Nato, 30 considerati facenti parte dell’Europa geografica più gli Usa e il Canada. Ma solo 23 Paesi su 27 dell’Unione Europea sono anche nella Nato e chi ha più ordigni nucleari Usa è... la Turchia islamista di Erdogan. Nel caos e nell’imprevedibilità che contraddistinguono l’attuale situazione geo-politica a danno soprattutto dell’Europa, comincerei subito come italiano a chiedere almeno di concentrare poche spese militari solo sulle tecnologie e i mezzi più moderni di efficaci e meno costosi di vera, effettiva difesa. E infine come bresciano nipote di un generale dell’Aeronautica (il defunto zio Lorenzo, in forza a più basi Nato italiane) ricorderei agli Stati Uniti e alla Nato la cosa più clamorosa. Prima che un F35 fosse in grado di decollare da Ghedi armato di bombe B-61, l’unico in teoria nostro vero nemico oggi sul pianeta, cioè la Russia di Putin, avrebbe già lanciato su Ghedi (è un bersaglio atomico insieme ad Aviano) uno dei suoi missili intercontinentali Sarmat o Satan. Volano a 15.000 km all’ora, possono portare sino a 5 testate nucleari e uno solo è in grado di distruggere dopo pochi minuti di volo tutta la Francia o tutto il Texas: un conflitto nucleare mondiale, tra attacchi e rappresaglie, durerebbe circa un’ora, cioè meno di dieci minuti per noi bresciani. Questa è la realtà. Riarmarci in Europa e spendere fino al 5% del Pil e per il 60% per armi convenzionali è davvero utile, razionale e necessario? E se ci liberassimo di tutto diventando... come la Svizzera?
Piergiorgio Gazich
Brescia
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