Principi di sanità. Qui si preferisce il profitto assoluto
Sono sempre stata fragile di ossatura, tanto da necessitare di cicli annuali dal chiropratico che per circa trentacinque anni ho effettuato con la mutua allo Static di Brescia, con risultati soddisfacenti. Alcuni giorni fa, ho telefonato per prenotare un ciclo di cure autunnali, la signora al telefono mi ha cortesemente informato che lo Static, durante l’estate, aveva cambiato proprietario, il quale aveva deciso di rinunciare ad effettuare cure chiropratiche attraverso il sistema nazionale sanitario e che se volevo le potevo effettuarle al costo di 70,00 euro a seduta. Ho chiesto se a Brescia ci fosse qualche ambulatorio che le facesse e mi ha risposto di no. Ho ringraziato e salutato per poi riflettere in modo negativo nei confronti di tutte quelle imprese o istituzioni che si occupano di salute, sopratutto della salute dei loro portafogli. Questa notizia mi ha urtano, non solo perché ho perso una possibilità di cura, ma perché non ho 1.120,00 euro annui da spendere per curarmi. Non so quali siano i motivi per cui lo Static ha rinunciato a curare centinaia di persone (perché ne ho viste passare a bizzeffe) l’unica risposta che mi sono data è che la questione economica e di remunerazione privata sia più allettante di quella in convenzione. Se l’eventualità fosse questa, visto che i due chiropratici dovrebbero essere ancora in servizio, la domanda mi sorge spontanea: dov’è finito il giuramento di Ippocrate? Dove sono finiti i punti a favore della vita e alla tutela della salute? Dove sono finiti i punti in cui si giura di curare senza discriminazioni (non solo di razza, ma anche di denaro)? Dove sono finiti i principi di solidarietà? Forse nei conti correnti di qualche banca? Cos’altro aggiungere? Che sono una persona, non un portafoglio.
Roberto Verzeletti
Brandico
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