Primarie a sinistra, «prove generali di separazione»
Ogni volta che si avvicina una nuova stagione politica, a sinistra torna puntuale il grande interrogativo: chi sarà il prossimo candidato? E così ricomincia il tradizionale rito delle primarie, delle correnti, delle alleanze impossibili e delle discussioni infinite. Più che primarie, verrebbe da chiamarle «prove generali di separazione». Mentre a sinistra si cerca ancora di capire chi debba guidare cosa e con quale alleanza, il governo Meloni continua a lavorare e a portare avanti il proprio programma, assumendosi la responsabilità delle scelte e affrontando problemi che non possono essere risolti con riunioni, mozioni interne e congressi permanenti. Naturalmente la democrazia ha bisogno del confronto e anche delle opposizioni. Ma un’opposizione dovrebbe prima di tutto offrire un’alternativa credibile agli elettori, non limitarsi a chiedere ogni settimana chi sia disposto a fare il candidato contro qualcun altro. La sensazione è che, mentre il centrodestra discute di come governare il Paese, una parte della sinistra sia ancora impegnata a decidere chi dovrà governare la sinistra. E forse, prima di organizzare le prossime primarie, sarebbe utile organizzare una cosa molto più semplice: una riunione nella quale tutti arrivino alla fine senza essersi divisi. Nel frattempo, Giorgia Meloni e il Governo continueranno a governare. Agli elettori, come sempre, spetterà poi giudicare i risultati. E questa, alla fine, è la differenza tra chi deve scegliere un candidato e chi deve assumersi la responsabilità di governare.
Alfonso Scelzo
Gavardo
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

