Povera Margherita, tra divieti e troppi furbi
La Margherita è la località a metà Maddalena amata da sempre dai bresciani. Ricordo tanti anni fa, fresco di patente, che la strada dalla Panoramica alla cascina era percorribile senza particolari divieti se non il buon senso, visti la stretta carreggiata e il fondo dissestato. Più recentemente era stata creata l’area pic-nic, sempre gioiosamente frequentata e animata da gruppi numerosi, stranieri ma non importa, che grigliavano e sparavano musica. Poi è arrivata la piaga delle biciclette, morbo dilagante senza apparente speranza di guarire, i cui conducenti si sentono padroni di ogni spazio senza alcun rispetto in primis dei pedoni: senza tirare in ballo il buon senso che evidentemente cambia con il tempo e le culture, il Codice della strada è chiaro nel difendere l’elemento più debole presente ma purtroppo i ciclisti non vedono la gente a piedi come l’ultimo anello della catena della debolezza. Senza contare poi tutti i tracciati per il «downhill» che intersecano i normali sentieri o percorsi frequentati dai pedoni, i quali curiosamente devono stare attenti a non intralciare le imprese spericolate dei ciclisti anziché essere quelli da mantenere incolumi. Poi qualcuno appiccica cartelli fatti in casa con divieti e avvertimenti e pensa di avere la coscienza a posto, ma credo che ci sia invece qualche autorità che dovrebbe valutare, deliberare, affiggere e controllare. Infine, è spuntato il cartello con il divieto di accesso oltre l’area picnic, che recita «tracciato agro-silvo-pastorale. Divieto di transito, salvo ai mezzi di servizio degli enti, ai mezzi dei proprietari dei fondi o ai mezzi necessari alle attività connesse alla conduzione dei fondi, etc. o autorizzati con deroga». Oggi ho percorso (a piedi) la strada dall’area fino alla cascina e sono stato incrociato da tre auto (che ovviamente marciavano troppo veloci e non hanno rallentato in mia presenza), poi ho contato tra le venti e le trenta auto parcheggiate in parte nell’area dedicata presso la cascina, in parte lungo la strada. Mi piacerebbe sapere che autorizzazioni e deroghe avevano tutte queste automobili: forse tutti proprietari di fondi? La stessa attività ristorativa della cascina immagino abbia una deroga specifica, perché non penso che si possa definire «fondo» ma attività commerciale. Insomma, a meno di smentite, l’italiano continua a fare il furbo, continua a rimanere impunito e quindi si convince di avere ragione e quindi fa sempre più il furbo, etc. Povera Margherita.
Piero Taglietti
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