Lettere al direttore

Più tutele per chi lavora al caldo

Mi ricollego alla lettera della moglie di un lavoratore operaio in fonderia che «durante il periodo invernale deve mettere felpe e pile sotto al giubbotto della divisa per potersi riscaldare e durante l’estate lavora in un ambiente dove oltre alle temperature è molto alta anche l’umidità». A partire dal 2025 finalmente le Autorità si sono fatte carico del rischio climatico crescente, oltre che per la popolazione generale, anche per la popolazione lavorativa. E la Regione Lombardia ha emesso un’ordinanza, rinnovata il 9 giugno 2026, per tutelare la salute dei lavoratori esposti al caldo, in particolare nelle attività svolte all’aperto nel comparto dell’edilizia e dell’agricoltura. L’ordinanza medesima vieta lo svolgimento delle attività fra le ore 12.30 e le ore 16.00 nelle giornate ad alto rischio climatico secondo determinati parametri. Nella realtà quotidiana tale limitazione viene poco rispettata, come è facilmente osservabile osservando i cantieri stradali e non, sparsi nella nostra città, in carenza di specifici controlli. Ma soprattutto non si giustifica perché questa norma non venga estesa almeno parzialmente a quel settore industriale (fonderie e acciaierie) molto diffuso nella realtà lombarda, dove la presenza di forni determina un ambiente torrido, con rischio climatico e microclimatico molto importante nella stagione estiva. Questo si somma alla pericolosità già insita nelle lavorazioni meccaniche o siderurgiche, dove il rischio infortunistico è certamente più alto. Credo che veramente questi lavoratori necessitino di una maggiore tutela, attraverso la messa in campo di una collaborazione fattiva e più incisiva tra ruoli e competenze diverse.

Lettera firmata

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