Lettere al direttore

Non solo benzina: rincari anche per l’auto elettrica

Scrivo in qualità di cittadino e automobilista per segnalare uno squilibrio informativo che ritengo meriti attenzione da parte della stampa. Negli ultimi giorni si è parlato ampiamente, e giustamente, dell’impennata dei prezzi dei carburanti. Lo stesso livello di chiarezza manca quando si parla del costo dell’energia elettrica per chi possiede un’auto elettrica. Eppure anche qui gli aumenti sono reali e documentati: secondo Arera, il prezzo di riferimento dell’energia per i clienti in maggior tutela è salito dell’8,1% dal 1° aprile 2026 e di un ulteriore 4,6% dal 1° luglio 2026. Nel frattempo, le tariffe di ricarica pubblica restano nell’ordine di: 0,25-0,30 Euro/kWh per la ricarica domestica; 0,50-0,70 Euro/kWh per le colonnine pubbliche Ac; 0,74-0,90 Euro/kWh, e in alcuni casi vicino a 1 Euro/kWh, per le colonnine rapide Dc/Hpc, tipicamente usate in autostrada. Un «pieno» da 60 kWh fatto in autostrada può quindi costare 45-55 euro, una cifra non troppo distante da un pieno diesel, ma questa informazione raramente trova spazio con la stessa evidenza riservata al prezzo alla pompa. Per dare una misura concreta: negli ultimi sei mesi, la tariffa di riferimento Arera per la ricarica domestica è passata da circa 28 a 31,63 centesimi di Euro al kWh, un aumento di circa il 13%. Su un pieno domestico da 60 kWh, questo si traduce in un rincaro di circa 2,2 euro a pieno - un aumento che, seppur meno appariscente in valore assoluto rispetto ai carburanti, colpisce proporzionalmente proprio la fascia di utenti che ricarica a casa, cioè quella che in teoria dovrebbe beneficiare del costo più conveniente. C’è inoltre un aspetto strutturale che amplifica questa disparità: chi dispone di garage o posto auto privato può ricaricare a tariffa domestica, beneficiando di costi molto più bassi; chi invece vive in condominio senza box, o parcheggia su strada - una condizione tutt’altro che marginale nel patrimonio abitativo italiano - è costretto a ricaricare sempre in colonnina pubblica, ai prezzi più alti, senza mai poter accedere al vantaggio economico che viene comunemente associato all’auto elettrica. Non chiedo di ridimensionare l’attenzione mediatica sui rincari dei carburanti, che rimangono un tema che riguarda milioni di famiglie italiane. Chiedo piuttosto che la stessa attenzione, con la stessa chiarezza, venga riservata al costo reale della mobilità elettrica, magari attraverso un indicatore semplice e comparabile come il costo medio per 100 km, capace di mettere a confronto in modo immediato le due tecnologie, senza semplificazioni che favoriscano l’una o l’altra. Una informazione completa, che dia conto di entrambi i lati della transizione energetica nel settore dei trasporti, aiuterebbe i cittadini a fare scelte più consapevoli, senza percepire - a torto o a ragione - che si stia raccontando solo una parte della realtà.

Niccolò Preti

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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