Lettere al direttore

Noi, iscritti al Pci. Cambio di idee come liberazione

Ho letto con interesse il libro di Chicco Testa e Claudio Velardi «Siamo stati iscritti al PC». L’idea che la fedeltà acritica alle proprie convinzioni giovanili sia un vizio, non una virtù, è condivisibile. Cambiare idea è «un atto di liberazione». Testa e Velardi hanno fatto i conti con loro stessi, pubblicamente, con qualche disagio visibile. I nostri amministratori locali quelli che fino a ieri facevano opposizione in nome delle cave, del consumo del suolo, delle lottizzazioni, dei supermercati, non si sono presi questa briga. Li ritroviamo oggi con la fascia tricolore a tracolla ad inaugurare il nuovo centro commerciale sorto dove c’era un campo di grano, a farsi sponsorizzare iniziative culturali dalle aziende che un tempo indicavano come inquinatrici e che adesso fanno molto social, concedono licenze per nuovi capannoni industriali, applicano i daspo mentre prima facevano le marce per l’accoglienza tout court. La differenza non è sottile: uno è un percorso intellettuale, l’altro potrebbe apparire solo come adattamento al potere che si è finalmente conquistato.

Giulio Treccani

Gavardo

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