Noi ci opponiamo alla perdita di cuore e umanità
Fino a quando saremo invitati a chiudere gli occhi e a girarci dall’altra parte? Non sono tempi facili quelli in cui viviamo: eppure c’è chi cerca di opporsi alla progressiva perdita di umanità che ci viene costantemente proposta. Questa nostra riflessione parte da un’iniziativa che ha visto come protagonisti i bambini delle quinte elementari di un plesso di Marostica e le loro insegnanti, dopo che il progetto era stato approvato dagli organi collegiali competenti ed aveva ottenuto l’assenso delle famiglie. Al centro del percorso didattico c’è stato uno studio del fenomeno migratorio che si è concluso con un viaggio a Trieste per aiutare le associazioni di volontariato che accolgono, in quella città, i migranti della Rotta Balcanica. I bambini hanno aiutato i volontari a distribuire cibo e vestiti ai profughi. Questa iniziativa ha scatenato una serie di polemiche da parte di esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia, oltre che del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, che hanno parlato di un «vero e proprio lavaggio del cervello a questi piccoli», di esposizione dei bambini a «messaggi diseducativi» e «ad un’illegalità, troppe volte coperta da associazioni che vivono di questa illegalità». Questa vicenda ha suscitato in noi sentimenti di rabbia e disgusto, ma ci ha anche dato fiducia e ci ha rincuorato: come è possibile ridurre le persone a numeri, ad elementi di disturbo, esclusivamente a portatori di pericolo? Come è possibile fare guerra a persone indifese e ridurre la bellezza della politica ad un meschino «parlare alla pancia della gente»? Nello stesso tempo, la scelta delle insegnanti di Marostica ci appare come un gesto di speranza dentro la crisi attuale della scuola ed un esempio da seguire perché accresce la forza della convivenza e della solidarietà. Ci siano posti una domanda: cosa, ora come ora, dovrebbe insegnare la scuola? Abbiamo sempre pensato - e continuiamo a crederlo - che compito degli insegnanti sia quello di fornire ai giovani gli strumenti per capire il mondo (e, se possibile, cambiarlo insieme) e che essere istruiti significhi essere capaci di comprendere la complessità del mondo e di mettersi nei panni dell’altro. Oggi, invece, sembra che prevalga l’idea che materie come storia, letteratura e filosofia non debbano parlare di ciò che viviamo e di cui facciamo quotidiana esperienza e che è meglio vivere con una benda sugli occhi, voltarsi dall’altra parte e coltivare il proprio orticello, perché solo la crescita individuale conta.
Gruppo Studentesco A.G.O.
Brescia
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