Lettere al direttore

Nel vento rivivono le voci lontane

Vento, vento, vento: è il vento di novembre, il vento dei morti che non fa sbocciare fiori, ma porta le memorie assopite dei cari che ci hanno lasciato. Sotto un cielo plumbeo di grevi nuvoloni, misto a scrosci di pioggia selvaggia, la sua voce echeggia con quel linguaggio ricco di emozioni umane. Mugghia senza sosta, ostile, furioso, rabbioso, straziato, in singulti laceranti con pause silenziose. A sera si placa con lievi lamenti quasi in cerca di conforto e penetra nel mio cuore. Stanotte ho cullato il suo lamento. La fiamma dei lumini vacilla fino a spegnersi. Mi addormento sperando di sognare le care immagini. Rivedo ormai solo visi sfocati e voci flebili, lontane lontane... Leggero il vento scivola sulle lapidi di Spoon River. «Tutti, tutti dormono sulla collina», nella grande pace, dove odio, rancori, sofferenze sono dormienti nel grande sonno della morte. Stamattina un giorno sereno, grato dono di San Martino! Acquietato, il vento è solo un sussurro, tenero e dolce come l’ultimo respiro dell’infante, ancora profumato di latte materno, prima che gli angeli lo portino in Paradiso. Nel tunnel dei miei giorni, odo la sua voce buona, foriera d’immensa pace, ovattata del profondo silenzio di una preghiera.

Alessandra Bellometti

Brescia

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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