Lettere al direttore

Metropolitana sospesa e pendolari dimenticati

Da sempre sostengo con convinzione lo spostamento «green» in metropolitana, la prendo quattro volte al giorno e ritengo davvero sia un toccasana perché toglie lo stress del traffico, mi regala un’ora al giorno in cui posso leggere anziché guidare, e riduce le spese della benzina a fine mese. Ad aprile decido quindi di fare un abbonamento trimestrale che parte dal 1° maggio fino al 31 luglio 2026. Maggio trascorre tranquillo, con gli operatori in polo rossa che controllano gli abbonamenti regolari a chi esce dalle scale mobili perché gli altri da multare lo sanno bene e se ne vanno a piedi dalle altre uscite. Inizia giugno, e per caso leggo un post, postato poco prima (21 maggio), che indica la chiusura della metropolitana da Sant’Eufemia/Buffalora alla Poliambulanza per il periodo dal 9 giugno al 7 agosto, dalle 7 alle 18 dei giorni feriali (esattamente l’orario in cui la prendono tutti i lavoratori). Mi aspetto quindi che almeno venga segnalato nei giorni prima nelle varie stazioni, invece nei monitor delle metropolitane si legge solo a chi dare il 5x1000, e all’interfono l’unica comunicazione che viene fatta è quella che l’ascensore di Brescia 2 non funziona (sai che novità! Questa metropolitana è accessibile ai disabili solo ogni tanto, a seconda dei guasti degli ascensori! Certo che anche le scale mobili non scherzano...). Arriva così il fatidico 9 giugno. Tra l’altro, giorno della partenza delle MilleMiglia. Città piena di turisti, è l’occasione buona per far vedere o almeno far credere che tutto funziona bene, e invece la metropolitana è sospesa. Direi un ottimo biglietto da visita. Cosciente che ci potrà essere qualche disservizio, eccomi quindi come ogni mattina al capolinea di Sant’Eufemia-Buffalora. Mentre provo a capire dove arriva la famosa linea 20 cercando invano il cartello della fermata provvisoria e mi dicono che non l’hanno messo. Partiamo bene. Intanto vedo arrivare la corriera dell’Apam piena di gente che scende e si dirige verso la metro, ma si trova di fronte ad una saracinesca, che tra l’altro è stata abbassata alle 6:40 e non alle 7 come indicato nell’avviso. Alcuni se la prendono con gli operatori rossi, altri demoralizzati chiamano qualcuno per farsi venire a prendere, c’è chi chiama all’appello tutti i Santi e chi cerca di orientarsi da solo in questa situazione dove una bussola non c’è. Nel frattempo, la navetta che deve passare ogni 13 minuti non arriva (ma poi, 13 minuti a partire da quando? Come fa una persona a regolarsi se non sono indicati gli orari?). Comunque, passano altri 7 minuti, quindi i minuti di attesa sono diventati 20, quando si vede arrivare questo autobus. Mi guardo intorno e vedo che siamo tanti, tantissimi (beh, certo, perché in 20 minuti sarebbero passate 4 metropolitane, invece ora dobbiamo salire tutti su un bus) e in un attimo mi ritrovo là, quando ancora l’unico pensiero era andare a scuola e poi uscire con gli amici. Mi sembra di essere di nuovo un’adolescente, quando i pulmini strapieni partivano con le porte che si chiudevano anche se restava fuori incastrato qualche zaino. Che revival! Solo che ora le scuole sono finite, io ho 38 anni e attorno a me in questo bus c’è tutta gente adulta ammassata che giustamente si lamenta in continuazione per il caldo (non c’è aria condizionata) e per il ritardo accumulato sulle personali tabelle di marcia (mi chiedo, non sarebbe quindi meglio prevedere una navetta ogni 7/8 minuti per evitare questo disagio?). Prima fermata: San Polino, che in teoria è distante 1 km ma passano 8 minuti prima di raggiungerla perché le strade sono deviate a causa di questi lavori, il bus apre le porte per far salire la gente, e così i cm quadrati diventano sempre meno, e io inizio a pensare che si stava meglio quando si viaggiava sulla H durante la scuola 20 anni fa. Eravamo alle strette, ma non così. Arriviamo a San Polo (San Polo prega per noi, perché su questo bus non ci sta davvero più nessuno). Si aprono le porte e quelli sopra si lamentano di tutto, quelli giù si lamentano perché non riescono a salire e chissà quanto dovranno aspettare per la prossima navetta. Hanno ragione. San Polo Parco viene saltata a piedi pari, tanto non ci sarebbe stato più nessuno, e da lontano inizia ad intravedersi la Poliambulanza, che in questo momento, e solo in questa occasione, diventa il miraggio di tutti. Chi mai non vede l’ora di arrivare ad un ospedale? Ma noi, ovviamente, quelli della linea 20 che diventerà «linea con venti di revival anni ’80». (che poi io il revival non lo volevo nemmeno fare!). Finalmente si aprono le porte per scendere, ma davanti a noi c’è un muro di gente che vuole salire. Penso che se va bene ce ne staranno forse metà qui sopra. Tanti auguri. Io ho già dato. All’ingresso della metro qualche operatore rosso tenta di parlare in tedesco per spiegare con scarsi risultati qualche cosa ai turisti accorsi per le MilleMiglia che sicuramente credono di essere finiti sul set di un film di fantascienza, perché una situazione del genere non può esistere, invece cari miei è tutto vero! Scendo le scale di corsa per cercare di prendere la metro che è in arrivo ma mi viene in mente che non ho vidimato l’abbonamento e rischio la multa, anche se ho l’abbonamento (!) ma non posso aspettare la prossima metro altrimenti passano altri 5 minuti e io sono sempre più in ritardo a lavoro. Vabbè. Vorrà dire che per oggi a Brescia 2 prenderò le scale a piedi così sono sicura che non mi controllerà nessuno. E con un sospiro di sollievo salgo a bordo, contenta di aver ritrovato la mia adorata metropolitana, almeno per 3 fermate. Epilogo: il mio tragitto quotidiano Sant’Eufemia Buffalora-Brescia 2 (circa 7 km) di solito dura 15 minuti. Oggi invece è durato un’ora.

Sonia

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