L’Ust, il sostegno presunto e quello che vorremmo
Stamattina all’interno del registro elettronico di mia figlia che frequenta la scuola secondaria di secondo ordine, trovo con piacere la lettera di saluti da parte della dott.ssa Bianco, direttore del Ust di Brescia. È la prima volta in tanti anni che mi capita e, per quanto il gesto sia decisamente apprezzabile, mi ha lasciato un senso di frustrazione. Un passaggio della lettera recita: «L’Ufficio Scolastico Territoriale, d’altro canto, continuerà a sostenere le istituzioni e le comunità scolastiche, garantendo supporto e consulenza amministrativa, per offrire risposte tempestive e adeguate alla complessità delle diverse situazioni, nel rispetto dell’autonomia e delle specificità di ogni realtà educativa e territoriale. Con l’occasione, desidero rivolgere un sentito ringraziamento, per la professionalità e per la costante e preziosa collaborazione, ai Dirigenti scolastici e ai Coordinatori didattici, al personale docente e non docente, alle organizzazioni sindacali territoriali, alle autorità civili, militari, religiose e agli organi di informazione della provincia di Brescia». È anni che partecipo al mondo scolastico delle mie figlie, vestendo ruoli istituzionali e non all’interno dei vari organi scolatici, dai comitati genitori al Consiglio di Istituto; in più occasioni ho mandato pec all’ufficio scolastico perché noi, comunità scolastica genitoriale, avevamo bisogno di un confronto, di una strategia che aiutasse noi e l’istituto a fare meglio, e come me altri genitori che hanno profuso impegno del nostro Istituto. Eppure mai una volta le mie mail hanno avuto un riscontro, mai una volta la mia richiesta è stata quanto meno presa in considerazione. Mi chiedo allora dove siano il «sostegno», il «supporto» e la «consulenza» se non è nemmeno possibile prendere contatto con chi, più di tutto, può e deve fare per i nostri ragazzi? Chissà che questo nuovo anno possa essere anche l’inizio di un dialogo anche con quella parte degli organi scolastici in cui ci sono i genitori.
Barbara Dalaidi
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