Lunga vita all'ospedale Sant'Orsola
In questi giorni ho dovuto affrontare un delicatissimo intervento chirurgico di tromboendoarteriectomia per stenosi critica all'arteria carotidea sinistra all'Ospedale «Sant'Orsola» già Fatebenefratelli, da sempre il mio ospedale di famiglia. Da tempo, con la vecchiaia ed i tanti acciacchi, avevo anche problemi alla vista; vengo informato di tutto, con serenità, dall'Unità operativa di chirurgia generale, dei rischi, tipo e durata dell'intervento in anestesia locale e, data l'importanza e l'urgenza del caso predisponendo un rapido prericovero, sono incoraggiato all'intervento. Certamente è stata l'operazione più importante della mia vita, non vi dico i pensieri, le riflessioni, amplificate dall'età (84 suonati), portati con coraggio solo per il mio nome; per difficoltà nei movimenti, quasi non riesco a reggermi in piedi, in depressione dalla scomparsa della mia Marisa, mia moglie, il mio tesoro, anche se lei è sempre più vicina come in questo momento. Scusatemi i particolari personali che non interessano e non fanno notizia, finalmente posso dirvi che tutto è andato benissimo e sono orgoglioso di aver superato la prova; non posso però dimenticare alcuni aspetti straordinari di questa circostanza: anzitutto lo splendido rapporto umano, tanto difficile in questi tempi, da parte di coloro che mi hanno aiutato a tornare in vita con entusiasmo, dandomi coraggio e fiducia con tutta la loro capacità. Agli indimenticabili protagonisti il mio più commosso e vivo ringraziamento per il loro lavoro e la vicinanza: per l'alta professionalità, ai chirurghi dott. Carlo Marinoni, dott. Andrea Bartoli, al dott. Mario Bazzana, al neurologo dott. Pierpaolo Anzola; al dott. C. Spedini, dott.ssa G. Zaltieri, dott.ssa A. Calvi della Medicina generale, agli anestesisti e tutto il personale della sala operatoria, dei reparti chirurgici ed ambulatoriali e di corsia in particolare al sig. Andrea Cremonesi del servizio di Radiologia, alla sig.ra Ester e colleghi della Terapia intensiva, alle sig.re Sara e Paola, scusandomi per gli altri nomi che non conosco. L'altro aspetto di quest'ultima esperienza sta nell'immenso valore, la dimensione che assume la silenziosa presenza operosa in questa struttura di pregio nello storico ospedale cittadino, qui nel quartiere centro (il mio villaggio da sempre); resosi così indispensabile nel tempo, una vera oasi di quiete, di cura e di fiducia, con un patrimonio di esperienze stupende che merita tutta la nostra ammirazione e completa l'insieme della nostra organizzazione sanitaria locale, Asl con tutti gli ospedali, gli istituti, le cliniche operanti sul nostro territorio in città ed in provincia, con tanta abnegazione e serietà quale garanzia al nostro avvenire nella salute. Aggiungo un altro particolare edificante, perché quanto mi è capitato è avvenuto in un momento così unico che chiamerei di transizione, e quasi senza saperlo, poteva dar adito ad ulteriori preoccupazioni, invece sento il dovere di dare il più significativo ringraziamento alla Fondazione Poliambulanza che ha realizzato questo importante subentro di gestione con grande capacità, coraggio ed intelligenza, senza traumi e cambiamenti sempre complicanti nell'ambiente sanitario. La città ha colto e sentito il vostro colossale impegno organizzativo e di salvaguardia nella continuità che è diventato reciproco e collettivo, per quello che sento dalla gente in ogni ambito, civico, religioso, del volontariato, sociale, del lavoro e dell'informazione, a partire dagli anziani, ai giovani e soprattutto le donne. Ora sono in convalescenza a casa con le mie figlie e nipoti e torno ad essere me stesso, forse ancora più entusiasta della vita e del mio prossimo; sento però un brusio che viene da ogni parte e che mi coinvolge, è come un prezioso «passaparola» interrotto spesso da una vocina che mi sussurra: «ma perché non pensi alla tua salute», è il mio inconscio ma dal cervello subito la risposta: «in fondo è proprio questo che mi interessa...!». Ma il brusio continua, con domande, interrogativi, sollecitazioni... Ed è diventato un coro polifonico a più voci, qualcuno mi chiama anche da fuori provincia. Io sono nulla, vecchio e stanco, non ho il diritto né la competenza per parlare di cose che non conosco o non ho capito e sono certamente più grandi di me. Ho dato alla mia città quello che ho potuto, quando potevo farlo, qualcosa è abbastanza noto perché l'ho fatto apertamente, ad alta voce ed alla luce del sole, non per mio interesse ma per tutti: perché credo nella partecipazione attiva dei cittadini alla vita pubblica, che è un diritto-dovere inderogabile. L'ho attuata senza presunzione, facendone una ragione di vita e la ritengo fondamentale negli esseri umani più sensibili, convinto come Gandhi che i sentimenti migliori nascono in noi dal nostro villaggio. Nella partecipazione la cosa più difficile per tradurre nei «fatti» questi sentimenti, oltre all'ascolto, consiste nell'esprimerli tutti insieme superando divisioni e difficoltà, insomma diventando una vera comunità che si ritrova su cose vere che ci riguardano da vicino. Ecco perché questi momenti sono i più belli anche se restano i più rari nella storia del mondo. Chiudo l'argomento, scusandomi e ringraziando tutti per la vostra attenzione, con questo commosso messaggio che vuole essere di augurio e di buon auspicio per l'avvenire: quando è così fortemente condiviso diventa una speranza unanime nel futuro, con più fiducia in noi stessi. «L'Ospedale Sant'Orsola resti dov'è, continui a vivere con noi e le nostre famiglie, ancora più efficiente ed attrezzato, qui nel cuore della città come nel cuore di tutti i bresciani; con la preziosa volontà, l'energia e l'intelligenza che conosciamo ed apprezziamo nella vostra nobile missione, portata avanti con passione, coraggio, con il vostro contributo di lavoro quotidiano. Oggi con la garanzia della nostra Poliambulanza supereremo insieme tutti gli ostacoli e con questa continuità, che non è soltanto una questione di buon senso, condivisa unanimemente, daremo concretamente una mano allo sviluppo della città con la rinascita e la salvezza del suo centro storico, che da troppo tempo langue in un colpevole degrado per gli errori accumulati nel passato. Lunga vita a tutti noi ed al nostro ospedale di casa, il Sant'Orsola e la benemerita Fondazione Poliambulanza». Ezio Garibaldi
Brescia
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