L’evoluzione politica non è per forza tatticismo
Abbiamo letto con interesse l’editoriale di Roberto Chiarini dedicato a Giuseppe Conte e ai rapporti tra le forze del campo progressista. Un’analisi che, già dal titolo, ci sembra faziosa e sembra privilegiare le etichette rispetto agli argomenti: il «trasformista», la «guerriglia spregiudicata». Ma è soprattutto la complessiva chiave interpretativa a lasciarci perplessi, perché sembra risentire di un classico bias di conferma. Quando persino la democrazia partecipata diventa «camaleontismo nobilitato» e il programma politico un’«arma d’istruzione di massa», il rischio è che ogni iniziativa venga ricondotta a una strategia di potere, indipendentemente dai suoi contenuti. Viene allora spontaneo chiedersi: con questa lente interpretativa, con questo metro di giudizio, quale leader politico potrebbe mai salvarsi? Se ogni tentativo di confronto può essere letto come tatticismo e ogni cambiamento come trasformismo, come distinguiamo una legittima evoluzione politica dall’opportunismo? Non riscontriamo poi, negli editoriali del Giornale di Brescia, un trattamento altrettanto ostile e denigratorio nei confronti di altri leader politici, né del centrodestra né del centrosinistra. Non chiediamo certo che Giuseppe Conte venga sottratto alla critica (alla quale, peraltro, lui stesso non si è mai sottratto, nemmeno da Presidente del Consiglio, a differenza dell’attuale Presidente), ma che venga valutato con lo stesso metro di giudizio riservato agli altri protagonisti della politica nazionale. Il dubbio, altrimenti, è che non siano più i fatti a orientare il giudizio, ma il giudizio a determinare la lettura dei fatti. Le differenze tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico esistono, su temi anche importanti, e sarebbe sbagliato nasconderle. Ma riconoscere queste differenze non significa necessariamente voler indebolire il possibile alleato. Al contrario, una coalizione credibile dovrebbe nascere proprio dalla capacità di confrontarsi apertamente, senza pretendere che ogni forza politica rinunci alla propria identità. Il punto, a nostro avviso, è proprio questo: continuiamo a discutere del campo progressista parlando solo delle dinamiche tra i suoi leader, le possibili candidature e gli equilibri di potere. Nessuno spazio viene dedicato al processo attraverso il quale sensibilità politiche differenti possono incontrarsi, confrontarsi e costruire un progetto comune. Siamo tutti concordi sul fatto che una coalizione non può essere soltanto la somma di percentuali elettorali o il risultato di un accordo tra segreterie. Una coalizione ha bisogno di un confronto sui contenuti, ma anche di relazioni, fiducia reciproca e partecipazione. Una buona chimica tra forze politiche ha bisogno che si «fondano le basi»: che le persone appartenenti a sensibilità differenti abbiano occasioni per conoscersi, discutere e costruire insieme qualcosa di nuovo. Non per cancellare le rispettive identità, ma per trovare sintesi condivise. E questo non può avvenire attraverso le dichiarazioni sui giornali e le risse sui social network. Occorre quindi creare occasioni concrete di incontro anche nei territori, coinvolgendo chi quotidianamente si confronta con i problemi delle proprie comunità. Non si devono cancellare le differenze, ma imparare a riconoscerle, discuterle e, dove possibile, provare a trovare un sintesi. È proprio questa la direzione che ci sembra sia stata indicata da Giuseppe Conte con il percorso nazionale Nova, che ha aperto il confronto a cittadini, associazioni e realtà della società civile, e che anche a Brescia stiamo cercando di tradurre in un lavoro continuativo di dialogo e partecipazione sul territorio, a tutti i livelli. Non una semplice operazione di aggregazione elettorale, ma il tentativo di costruire un progetto politico partendo dalle idee e dai bisogni delle persone. Questo non significa sottovalutare il ruolo dei leader o le difficoltà di costruire un programma comune. Significa riconoscere che la credibilità di un’alternativa politica dipende anche dalla capacità di costruire un percorso collettivo, che non si esaurisca nella competizione per la leadership. Prima ancora di chiederci chi debba guidare una coalizione, dovremmo chiederci quale idea di Paese vogliamo proporre e quali risposte concrete siamo in grado di offrire ai cittadini. È su questo terreno che anche a Brescia intendiamo continuare a dare il nostro contributo.
Luca Cremonini
Coordinatore provinciale Movimento 5 Stelle Brescia
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