Lettere al direttore

L’eredità preziosa di Iosif Brodskij. Un poeta vero

Trent’anni fa Iosif Brodskij (Leningrado, 1940 - New York, 1996) ci lasciava un’eredità che i più conoscono per il Nobel, e pochi per un piccolo libro su Venezia. Oggi vale la pena ricordarlo non con le antologie, ma con una sola frase sua: «Una sconfitta allarga le prospettive». Poteva dirlo solo chi le sconfitte le ha abitate davvero: il gulag, l’esilio, Leningrado d’inverno, poi gli Stati Uniti, il Nobel che arrivò quando ormai non ne aveva più bisogno. Venezia, appunto. Dal 1972 al 1989 ogni anno vi alloggiava per un mese, sempre col freddo addosso. Da quegli inverni nacque «Fondamenta degli Incurabili», il suo libro più bello, scritto su invito del Consorzio Venezia Nuova e pubblicato in prima edizione fuori commercio nel 1989. Un oggetto quasi introvabile. Ne possiedo otto copie: ogni volta che ne scorgo una in vendita, non riesco a trattenermi. C’è qualcosa di brodskiano anche in questo, nell’incapacità di resistere a ciò che si ama. È sepolto nel cimitero di San Michele, nel recinto evangelico. Sulla sua lapide il nome è inciso in due lingue: Iosif Brodskij in cirillico, e sotto Joseph Brodsky in inglese. Chi lo va a trovare lascia sulla tomba ciò che ha con sé: un cappello di paglia, pagine strappate da un libro di poesie in russo, una grande mela verde acquistata strada facendo. Come si fa con i poeti veri.

Giulio Treccani

Gavardo

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...